Tutto quello che vuoi: recensione film. I “Quasi Amici” alla ricerca della Memoria

di @LucaMarra 12.05.2017 19:45 CEST
tutto quello che vuoi recensione
Andrea Crapanzano e Giuliano Montaldo protagonisti di Tutto Quello Che Vuoi, dall'11 maggio 2017 al cinema. Rai Cinema

Tutto quello che vuoi: è al cinema dall’ 11 maggio 2017 il terzo film da regista di Francesco Bruni, importante sceneggiatore italiano, penna di quasi tutto Virzì, dell’adattamento tv di Montalbano e dietro la macchina da presa con Scialla, suo fortunato esordio da regista. La trama prende il via nel cuore di Trastevere, a Piazza San Cosimato luogo che affascina il regista il quale sui tavolini dei bar fa sedere un gruppo di adolescenti ondeggianti tra il coatto, la nullafacenza, la rapacità da gang. Uno di questi è Alessandro (Andrea Crapanzano): sempre in conflitto col padre, intrappolato da un futuro lavorativo che non vuole affrontare. Pressato dal genitore e seppur malvolentieri, accetta di far da accompagnatore a Giorgio Gherarducci (Giuliano Montaldo), grande poeta italiano, amico di Pertini e Pasolini, oggi ultraottantenne. Soffre di Alzheimer. Dopo l’iniziale conflitto tra i due si instaurerà un rapporto rafforzato da un viaggio molto particolare.

Tutto Quello che Vuoi: Il racconto della malattia 
Francesco Bruni per il suo terzo lavoro scava in se stesso: il soggetto viene dalla sua esperienza, dalla malattia di suo padre, affetto da Alzheimer. Il vissuto personale si fa racconto germogliando sul campo dello scontro generazionale, della necessità della Memoria e della Condivisione. Temi importanti proposti sin dall’inizio con personaggio ruvidi ma garbati e la dialettica dell’opposizione. Il trailer di Tutto quello che vuoi

Dal dramedy al road movie: una storia fatta di opposizioni
All’inizio infatti sembra di vivere una bella tirata moraleggiante con lo scontro tra i giovani d’oggi  ignoranti, senza ideologia e cultura e quelli che erano giovani nel Secondo Conflitto che oggi, anziani, sono l'unico baluardo rimasto di valori pregevoli. Educazione, ascolto, cultura, garbo e soprattutto Poesia. Il rischio iniziale si mitiga poi quando si capisce l’operazione: trovare un compromesso tra quei contrasti, tra quelle generazioni, cercando una strada per la condivisione. Sarà una strada impervia, quella fatta dagli Alleati per risalire verso il Nord Italia durante la Seconda Guerra mondiale, l’evento avventuroso per sostenere tutta la trama. Ma non è in questo aspetto da road movie il cuore battente del dramedy, ma nel raccontare la difficoltà delle relazioni, delle età e la bellezza dell’amicizia atipica.

Alla scoperta del "Quasi Amici" all'italiana
Tutti quello che vuoi è un elogia sull'amicizia simpatico e intelligente, una sorta di Quasi amici all’italiana pure se le patologie e le età in gioco sono diverse. La cosa migliore, come spesso accade con Bruni, sono i dialoghi: ritmati, taglienti, ben accentati drammaticamente dal dialetto che sia romano o toscano. Al parlare per sillabe gutturali dei ragazzi si oppone il gentil idioma di Giorgio: fatto di “desinare” in luogo di pranzare, “le sono obbligato” e tante altre perle del registro aulico. Lo scontro diventa incontro grazie a una notevole intuizione visiva: lo studio del poeta con i versi iscritti sui muri, come graffiti in una grotta. Pensiamoci: se non ci fossero stati non avremmo saputo niente delle civiltà preistoriche, così Giorgio, ben interpretato da Giuliano Montaldo attore e regista che della guerra ha fatto un vessillo cinematografico, a suo modo lascia una traccia agli altri che diventa un modo per i ragazzi di interessarsi a lui. Di trovare una intersezione d'interessi e generazioni all’inizio impossibile.
tutto quello che vuoi film I giovani protagonisti da sx Andrea Crapanzano, Emanuele Propizio, Riccardo Vitiello, Arturo Bruni, figlio del regista e membro della Dark Polo Gang. Nel cast anche Donatella Finocchiaro, Antonio Gerardi, Andrea Lehotska, Raffaella Lebboroni  Rai Cinema

C’è dolore, disperazione ma tutto sommato voglia di non dimenticare quello che si è stati, anche con una malattia che mina proprio il ricordo. La memoria è centrale nel film di Bruni, quella Memoria sempre meno resistente oggi alla virtualità che ci evita la fatica di ricordare, perché la data della Seconda Guerra mondiale la puoi cercare con un click sullo smartphone. Ma non ricordando si perde quello che siamo stati e dunque è difficile gettare le basi per quello che vogliamo essere nel futuro. Nonostante qualche passaggio un po’ troppo strappalacrime e una certa prevedibilità dell’esito finale, la necessità di capire chi siamo e condividerlo è in realtà tutto quello che vuole trasmetterci il film e ci riesce con garbo, grazia e riflessione sul dolore. Un colpo deciso col fioretto della delicatezza. Ci sembra decisamente abbastanza.

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