"Uber è una società di trasporti": i tassisti vincono un'altra battaglia, ma perderanno la guerra

Uber
L'app di Uber REUTERS/Sergio Perez

Si aggiunge un altro tassello alla guerra infinita tra Uber e i tassisti. Secondo l’avvocato generale della Corte di Giustizia europea, Uber è un’azienda di trasporti a tutti gli effetti e per questo motivo potrebbe essere obbligata ad avere le licenze previste dalle legislazioni nazionali.

In realtà si tratta di un parere non vincolante, ma resta un elemento di peso nel dibattito sulla regolamentazione della faccenda. La decisione finale spetta alla Corte di Giustizia UE che potrebbe riprendere pari pari le conclusioni a cui è arrivata l’avvocatura oppure, a volte capita, ribaltare il parere iniziale.

La vicenda si gioca a cavallo della sottile linea tra piattaforma tecnologica che offre servizi agli utenti e azienda di trasporti. Il colosso statunitense Uber si è sempre presentato come azienda tecnologica che non fa altro che mettere in contatto la domanda del cliente che cerca un passaggio con l’offerta dell’autista, ma secondo il parere dell’avvocato UE il core business dell’azienda è il servizio di trasporto e il fatto che sia messo a disposizione dell’utente tramite una piattaforma tecnologica è un aspetto di secondaria importanza.

Il pronunciamento potrebbe essere un bel colpo per i tassisti dal momento che vieterebbe a Uber di operare liberamente nei Paesi UE senza le dovute licenze. Ma per i tassisti sarebbe soltanto la vittoria di un'altra battaglia, non di certo della guerra. Passato il tormentone Uber, il prossimo nemico dei tassisti italiani saranno le auto senza guidatore.

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La decisione della Corte


Il parere della Corte UE arriva su richiesta di un’azienda di Taxi spagnola che ha intentato una causa contro Uber. Siamo a Barcellona e a finire sul tavolo degli imputati è Uber Pop, il servizio che mette al volante delle auto privati cittadini e non autisti professionisti. I tassisti spagnoli si sono rivolti al tribunale locale per chiedere di sospendere il servizio, perché privo della necessaria licenza richiesta dalla città di Barcellona.

Il tribunale spagnolo ha interpellato la Corte di Giustizia europea per avere lumi sulla faccenda. La domanda è semplice: Uber deve essere considerata un’azienda che svolge soltanto il ruolo di intermediario digitale, oppure è una società di trasporti a tutti gli effetti? La differenza è cruciale. Nel primo caso infatti, le società tecnologiche godono del principio di libera circolazione dei servizi garantito dall’UE per i cosiddetti servizi della società dell’informazione. Nel secondo caso, al contrario, l’azienda di trasporti che vuole operare sul territorio di un Paese membro dell’UE deve possedere licenze e permessi richiesti dalla legislazione nazionale e rispettare le sue regole.

Secondo il parere dell’avvocatura, Uber rientra in questa seconda categoria: la Corte ha acquisito il parere e dovrà decidere entro la fine dell’anno.

Uber-Taxi: possibili scenari in Italia


Se la Corte dovesse accogliere il parere dell’avvocatura, Uber non potrebbe più esercitare liberamente la propria attività nei Paesi membri dell’Unione e sarebbe costretta a ottenere licenze e autorizzazioni così come deciso dai singoli Governi. Non solo. Secondo una prima interpretazione, il parere potrebbe anche costringere Uber a inquadrare i suoi autisti come veri e propri dipendenti, anziché collaboratori autonomi. Insomma, la sentenza rischia di rivoluzionare organizzazione e attività di Uber in Europa. Il colosso USA resta cauto e apparentemente sereno in attesa del pronunciamento della Corte, mentre i tassisti sono già partiti con i festeggiamenti.

Ma cosa potrebbe succedere in Italia? Uber, molto probabilmente, potrà continuare a operare (salvo ulteriori novità) come operatore NCC, come avviene già ora. La differenza potrebbe essere, appunto, nei rapporti con i guidatori, che potrebbero dover essere assunti da Uber.

Si potrebbe poi affrontare la questione delle licenze. Negli anni il problema delle licenze contingentate e pagate a peso d’oro non è mia stato affrontato. Ad ogni tentativo di liberalizzare il settore del trasporto non di linea i tassisti sono sempre saliti sulle barricate: è successo quando i sindaci annunciavano l’emissione di nuove licenze (gli ultimi sono stati Gabriele Albertini a Milano nel 2001 e Walter Veltroni a Roma nel 2007) o per il pacchetto liberalizzazioni promosso dall’allora Ministro per lo Sviluppo economico, Pierluigi Bersani (le cosiddette “lenzuolate” di Bersani).

Comunque vada, il pronunciamento della Corte potrebbe essere un bel grattacapo per Uber e una bella notizia per i tassisti italiani. Ma anche se vincessero questa battaglia, la guerra l’hanno già persa in partenza.

Come abbiamo detto più volte, la guerra dei tassisti italiani contro la tecnologia è simile a quella di Don Chisciotte contro i mulini a vento. L’avanzamento tecnologico non potrà essere fermato né dalle barricate dei tassisti, nè dai giudici locali o europei. Ammesso che possano sconfiggere il nemico Uber, il prossimo è già dietro l’angolo. Le auto che si guidano da sole e i droni che trasportano persone sono già realtà, e già si parla di intere flotte di auto senza guidatore: Tesla, ad esempio, prevede che le sue auto possano essere messe in condivisione dai loro proprietari quando non le usano, ovvero, nella stragrande maggioranza dei casi, per la maggior parte del tempo. L'auto, per esempio, invece di rimanere parcheggiata fuori dal posto di lavoro del proprietario per otto ore in attesa di riportarlo a casa, andrebbe in giro a trasportare altre persone, producendo se possibile un guadagno per il proprietario o almeno un rimborso delle spese.

Altri colossi dell'automotive e della tecnologia sono ovviamente interessati a questo scenario, e la stessa Uber sta puntando sulle flotte di auto senza pilota, cosa che potrebbe permetterle di aggirare la decisione della Corte Europea. Insomma, stiamo procedendo verso un mondo in cui non solo la figura del tassista è inutile, ma lo è anche quella del guidatore e addirittura dell'auto di proprietà. Servirà ancora del tempo, ma è chiaro fin da ora che la posizione dei tassisti diventerà sempre più indifendibile.

L’unico modo per mettere fine a questa Odissea, permettere ai tassisti di fare il lavoro serenamente, aprire il mercato ad altri servizi e offrire ai cittadini servizi sempre più efficienti è uno solo: avere il coraggio di fare una riforma complessiva del settore, che non può essere regolato da una legge nata quando a stento esisteva internet.