Ucraina, a che punto siamo con le riforme?

di 08.07.2016 10:00 CEST
Poroshenko
Petro Poroshenko durante una conferenza a Kiev, in Ucraina REUTERS/GLEB GARANICH

Dall’insediamento della nuova Verchovna Rada, il parlamento ucraino, sono passati poco più di diciotto mesi; due governi, quello di Arsenij Yatseniuk e quello di Volodymyr Groysman, hanno gestito la prima fase della transizione del dopo i fatti di piazza Maidan. Diciotto mesi in cui l’Ucraina, già partendo da una situazione economica critica e di corruttela asfissiante, ha dovuto affrontare la crisi con la Russia relativa alla Crimea e la guerra nelle regioni orientali.

Qualcosa è stato fatto, sotto le pressioni delle organizzazioni internazionali e dell’opinione pubblica ucraina, tanto altro rimane da fare.

Sicuramente di successo la parziale riforma della pubblica amministrazione che obbliga da aprile 2016 le agenzie governative ed i ministeri ad utilizzare una piattaforma online, Prozorro, per effettuare gli acquisti, con una previsione di minori costi pari a circa 2,5 miliardi di dollari.  

Ugualmente apprezzato da quasi tutti gli ucraini il profondo rinnovamento delle forze di polizia. Avviata a Kiev, la riforma della cosiddetta polizia di pattuglia, procede in altre città: nuove assunzioni, molti giovani e molte donne ed un rapporto molto più trasparente con i cittadini.  I poliziotti della vecchia e corrotta “milizia” sono stati sottoposti a test e prove attitudinali: dai dati del Ministero degli Interni, più di 50.000 poliziotti non hanno ottenuto la certificazione e sono stati licenziati.

È definitiva anche la controversa riforma, fortemente voluta dal Fondo Monetario Internazionale, del settore energetico, che se da un lato rende più competitivo il mercato e l’Ucraina meno dipendente dalla Russia, dall’altro ha visto le tariffe di gas ed elettricità aumentare in maniera considerevole.

I deputati della Verchovna Rada sono oggi obbligati a rendere pubblici redditi e patrimonio e contemporaneamente è stata approvata la riforma per rendere accessibile online il registro delle proprietà immobiliari e delle società. Tutte le banche dovranno rendere palese la proprietà e il beneficiario finale, rendendo più difficile per società e gruppi industriali divenire proprietari di istituti finanziari al solo scopo di trovare finanziamenti facili ed a costi più bassi rispetto al mercato.

Interventi rilevanti quindi, in settore strategici come richiesto da Fondo Monetario ed Unione Europea  e riguardanti argomenti per i quali l’opinione pubblica ucraina era molto sensibile, ma non sufficienti, né per soddisfare le richieste delle istituzioni internazionali, né tantomeno i cittadini ucraini che oramai richiedono tolleranza zero nei confronti della corruzione ed interventi più decisi anche per limitare il potere degli oligarchi.   

La riforma del settore giudiziario, per esempio, è appena abbozzata. Le leggi adottate fino ad ora, la  1188-VII per “Ripristinare la fiducia nell'Autorità Giudiziaria “, la discussa legge per la “lustrazione” e la legge 192-VIII sul diritto ad un equo processo non sono sufficienti per frenare la corruzione tra i giudici e garantire contemporaneamente l’indipendenza della magistratura da politici ancora ingombranti e soprattutto da oligarchi ancora potenti.

Altro punto molto caro agli ucraini riguarda proprio gli oligarchi. A differenza della Russia, gli ucraini non amano i propri oligarchi, non sono fieri come i vicini russi di vederli apparire nelle liste Forbes degli uomini più ricchi e sono ben consci che molto potere in mano a pochi uomini condizioni le scelte politiche ed impedisca al mercato di operare liberamente, rendendo molto più complicata anche la crescita delle piccole e medie aziende. Il Parlamento comunque è ancora ben presidiato dagli oligarchi, per cui al momento, solo accesi dibattiti, tutti al di fuori della Verchovna Rada, ma nulla di concreto. Si è parlato dell’introduzione di una tassa sul patrimonio che dovrebbe colpire i patrimoni superiori ad una determinata soglia e realizzati in un particolare periodo storico; alcuni economisti hanno proposto di nazionalizzare gli assets degli oligarchi per poi privatizzarli a prezzi di mercato, ma con quali fondi e soprattutto con quale supporto? Certo non con l’aiuto degli oligarchi, né tantomeno con quello del Fondo Monetario Internazionale che al sol sentir parlare di “nazionalizzazione” vede sempre rosso. Al momento comunque è un argomento che il vecchio governo Yatseniuk e il nuovo governo Groysman hanno preferito non affrontare.

Diciotto mesi quindi da quando la Verchovna Rada si è insediata ed ancora meno da quando ha cominciato a lavorare. Per alcuni ucraini, tanti, troppi mesi senza cambiamenti radicali, per altri, ancora pochi per vedere risultati tangibili, considerando il punto di partenza e le difficoltà sopraggiunte.

I primi sono convinti che per aver successo le riforme debbano essere rapide ed estese ed hanno come modello la Georgia del discusso ex presidente georgiano Saakashvili, oggi governatore di Odessa, che nel corso del suo primo mandato avviò una profonda riforma economica e di gran parte della pubblica amministrazione ed intraprese una dura lotta contro la corruzione che permise alla Georgia, in soli quattro anni, di salire nella “Corruption Perceptions Index” di  Transparency International dal 133° al 67° posto (l’Italia e’ oggi al 61° posto, la Russia al 119°, l’Ucraina al 130°).

I secondi, invece, ritengono che le riforme avviate ed i cambiamenti avvenuti siano rilevanti, considerato il contesto ed usano come modello di riferimento i Paesi Baltici che solo dopo più di un decennio dall’indipendenza e di percorso autonomo riuscirono ad entrare nella NATO e nell’Unione Europea. Ritengono inoltre che l’Ucraina abbia bisogno anche di segnali dall’Europa per proseguire lunga la strada intrapresa. La liberalizzazione del regime dei visti e la possibilità che già dal 2016 i cittadini ucraini possano viaggiare nell’area Schengen va sicuramente in questa direzione.

A fine 2015 la Commissione Europea aveva già indicato che l'Ucraina aveva soddisfatto tutte le condizioni richieste, eventuali decisioni del Parlamento che pospongano la liberalizzazione del regime dei visti potrebbero dare un senso di isolamento e far perdere rilevanza ai passi fino ad ora effettuati.