In Ucraina si torna a sparare: cresce la tensione nel Donbass

Minatori ucraina
Alcuni minatori della miniera di Zasyadko, in Ucraina orientale, vengono messi in salvo dopo essere rimasti intrappolati nelle gallerie in seguito ad alcuni bombardamenti. Donetsk, Ucraina, 31 gennaio 2017. REUTERS/Alexander Ermochenko
  • Cresce la tensione nel Donbass, in Ucraina orientale, dove da giorni si registrano intensi scontri a colpi di artiglieria pesante;
  • I presidenti dei parlamenti delle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk lanciano un appello a Putin e Trump.

Terminate le festività del Natale ortodosso nell'Ucraina orientale da qualche giorno si registra un'escalation di violenza senza precedenti, dall'inizio della guerra civile: nel pomeriggio del 30 gennaio i separatisti del Donbass, con un comunicato stampa, hanno reso noto di aver respinto per la seconda volta un tentativo militare dell'esercito ucraino di infiltrarsi nella zona di Marjupol, villaggio Komiternovo.

L'assalto dell'esercito ucraino sarebbe stato respinto con un durissimo scontro a fuoco nel quale circa una trentina di soldati hanno perso la vita, decine sono rimasti feriti e non è noto invece il dato delle perdite lato ribelle. Da venerdì 27 gennaio, in realtà, le attività militari si sono intensificate con le due parti che si accusano a vicenda (oramai ininterrottamente dal 2014) di aver cominciato per primi.

A Donetsk in particolare la situazione sembra essere molto tesa: colpi di artiglieria pesante avrebbero colpito alcune aree residenziali e costretto le autorità locali ad interrompere l'erogazione dell'acqua, mentre elettricità e gas vengono erogati a singhiozzo. La zona industriale di Avdiivka è tra le più colpite: l'area è ritenuta strategica da entrambe le parti ed è continuamente sottoposta a cambi di bandiera. Oggi, secondo Kiev, è controllata dall'esercito ucraino che negli scontri dei giorni scorsi ha perso qualche uomo in combattimento.

I filorussi sostengono che gli ucraini li hanno attaccati avanzando e secondo un comunicato stampa, citato anche in una dichiarazione del Cremlino, avrebbero risposto al fuoco “per riprendere il proprio territorio”: un'azione difensiva, quindi, ma anche offensiva che, di fatto, tra un avanzamento e un arretramento non ha smosso nulla. I numeri forniti dai ribelli filorussi sostengono che i morti ucraini in combattimento siano molti, decine, e anche qui la guerra di informazione tra le parti è sempre più complicata da interpretare.

Una situazione generalmente molto pesante, considerando le rigide temperature invernali, che superano i 10 gradi sotto lo zero, con diversi scenari di emergenza da affrontare: dagli approvvigionamenti ai civili all'isolamento di un gruppo di 207 minatori rimasti intrappolati nelle gallerie della miniera di Zasiadko dopo un bombardamento, denuncia l'agenzia russa Interfax.

“Tali azioni aggressive delle forze armate ucraine stanno minando la messa in atto degli accordi di Minsk” ha dichiarato il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, citato dall'Ansa: “Non sono state unità militari ucraine, ma alcuni battaglioni di volontari nazionalisti a cercare di attaccare il territorio controllato [dai russofoni] con il sostegno dell'artiglieria delle forze armate ucraine”. Il Cremlino si riferisce proprio all'utilizzo di mortai ed armi pesanti, vietato dagli accordi di Minsk; la situazione è stata definita “il più grave incremento di violenza da lungo tempo” in Ucraina orientale da parte del segretario generale della NATO Jens Stoltenberg, che ha descritto una situazione umanitaria “disperata” per 20.000 civili.

Basta la cronaca degli ultimi giorni per ricordarsi quanto è complesso e immobile lo scenario in Ucraina orientale: Crimea e Donbass si ritengono completamente autonomi da Kiev ma la logorante guerra di posizione che sembra essersi riaccesa negli ultimi giorni si trascina oramai da troppo tempo

Il già fragile accordo di Minsk, siglato nel settembre 2014 da Ucraina, Russia, Repubblica Popolare di Donetsk e Repubblica popolare di Lugansk, che prevedeva maggiori poteri alle due regioni separatiste russofone e un cessate il fuoco immediato – di fatto l'accordo non è mai stato rispettato – rischia di fallire completamente con un escalation di violenza che il presidente dell'Ucraina Petro Poroshenko definisce “un'aggressione della Russia”. L'Ucraina l'1 febbraio ha assunto la presidenza temporanea del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dove Poroshenko cerca di perorare la propria causa, ma secondo Sputnik News anche i presidenti dei parlamenti delle due repubbliche popolari hanno invocato aiuto, lanciando un appello a Vladimir Putin e Donald Trump a “costringere Poroshenko a fermare le attività criminali contro il popolo del Donbass”. Un appello che, meno convintamente, è stato rivolto anche ad Angela Merkel, la quale nei prossimi giorni dovrebbe incontrare proprio Poroshenko per fare il punto sulla crisi in Ucraina orientale.