Una boccata di ossigeno per l’economia russa

di 31.01.2017 9:00 CET
Rubli russi
Un edicolante di Stavropol mostra una serie di banconote russe REUTERS/Eduard Korniyenko
  • L'economia russa dovrebbe registrare una crescita timida nel 2017, almeno secondo i parametri delle economie in via di sviluppo;
  • Dopo la vendita di una parte del pacchetto azionario di Rosneft, dovrebbe continuare l'opera di collocamento di quote minoritarie di aziende di Stato per tappare i buchi di bilancio;
  • Appare comunque improbabile che la larga parte della popolazione riesca ad ottenere qualche beneficio.

La maggior parte degli economisti e gli stessi analisti della Banca Mondiale prevedono, per la Russia, una crescita nel 2017 superiore all’1 per cento del prodotto interno lordo. Certo, un'economia in via di sviluppo come quella della Federazione Russa avrebbe bisogno di tassi di crescita ben più elevati per poter sperare anche in uno sviluppo economico e quindi in vantaggi per la popolazione, ma sicuramente una buona notizia, dopo che per quasi una decina di trimestri gli indici erano stati pesantemente negativi.

In questi due anni l’economia russa non è cambiata granché, rimane sempre vincolata ai prezzi delle materie prime e continua ad inseguire l’andamento del prezzo del petrolio: fino a giugno 2014 procedeva più o meno spedita, con un prezzo del greggio oltre i cento dollari al barile; è crollata con prezzi sotto i 40 dollari e comincia una lieve riprese con prezzi superiori ai 50 dollari al barile. Il tutto indipendentemente dalle sanzioni, che come scritto più volte, hanno contribuito solo in parte e minimamente alla recessione, tant’è che nonostante le sanzioni ancora in vigore, la Russia comincia timidamente a crescere.

Una importante boccata di ossigeno per il budget statale è sopraggiunta dalla vendita sul mercato del 19,5 per cento del pacchetto azionario della compagnia petrolifera statale Rosneft, divenuta, nei primi anni del nuovo millennio, la più importante della Russia, dopo aver acquisito la Yukos di Mikhail Khodorkovskij. Rosneft rimane naturalmente saldamente nelle mani dello Stato che ne detiene più del 50% del capitale, ma i 10 miliardi di euro pagati da Glencore Consortium e dal fondo sovrano del Qatar sono comunque serviti a rattoppare le falle del budget federale.  

È probabile che in futuro quote minoritarie di altre aziende statali vengano messe sul mercato: nel corso del 2016 si era parlato anche di Sberbank e VTB (le principali banche russe), di Aeroflot ed Alrosa (leader nel settore dei diamanti).

Due anni difficili, comunque, per la Russia che sarebbero potuti divenire decisamente più pesanti se la banca centrale avesse voluto difendere le posizioni del rublo, depauperando le riserve di valuta accumulate negli anni in cui il prezzo del petrolio veleggiava oltre i 100 dollari al barile. La Banca Centrale Russa ha mostrato sufficiente autorità ed una certa autonomia quasi mai palesate in passato e la gestione della governatrice Elvira Nabiulina ha rivelato segnali di discontinuità rispetto a quella dei suoi predecessori. Sono state oltre 150 le banche alle quali la BCR ha ritirato la licenza, ma questa volta, diversamente dal passato, non si è generato panico e corsa agli sportelli, forse anche perché i russi hanno imparato la lezione e cominciano a diffidare delle banche che offrono tassi attivi stratosferici e concentrano i pochi risparmi in banche statali.

Una lieve crescita economica prevista per il nuovo anno, un’inflazione che nel 2017 dovrebbe rimanere entro il 6% ed il rublo che seguendo i destini del prezzo del petrolio ha cominciato a recuperare rispetto alle principali valute sono segnali che mostrano che probabilmente il peggio è passato, almeno sotto il profilo macroeconomico; questo non vuol dire però che la popolazione ne avvertirà qualche beneficio, l’intero sistema economico è infatti ancora ampiamente inefficiente e la società fortemente sperequata per poter trasformare crescita macroeconomica in miglioramento delle condizioni di vita reale.