Unione Europea: non solo Gran Bretagna, ora anche l'Islanda fa marcia indietro

di 30.01.2013 11:23 CET
Islanda
Bandiere islandesi. Reuters

Non è solo la Gran Bretagna ad iniziare a ripensare le proprie relazioni con Bruxelles. Adesso anche l'Islanda, in realtà non ancora paese dell'Unione Europea, sta frenando il proprio processo di integrazione con il Vecchio Continente.

Il rapporto tra l'Islanda e l'Unione Europea inizia quando nel 1970 il paese dei ghiacci entra a far parte dell'Efta (lo European Free Trade Agreement), il trattato degli stati non facenti parte dell'Unione Europea che permette la libera circolazione delle merci con i paesi dell'Ue. Successivamente, nel 2001, l'Islanda entrerà a far parte dell'area Schengen ed infine nel 2009 inizierà il proprio processo per l'inclusione definitiva all'interno dell'Unione Europea.

Questo percorso, così lungo e faticoso, tuttavia, sta probabilmente per interrompersi. I rapporti tra l'Islanda e l'Unione Europea, infatti, si stanno velocemente raffrendando.

Il tutto ha simbolicamente inizio con l'esplosione della crisi finanziaria nel 2008 affrontata in maniera diametralmente opposta dalle due parti. L'Islanda, infatti, a fronte del crollo del proprio sistema bancario ha lasciato che questo fallisse per poi nazionalizzare i maggiori istituti di credito del paese.

Una scelta che è stata orgogliosamente difesa dal presidente islandese Ólafur Ragnar Grímsson. "Dobbiamo lasciare che le banche falliscano, non possiamo essere i responsabili delle malversazioni dei privati" ha dichiarato Grimsson al World Economic Forum di Davos.

La questione, tuttavia, ha fatto sorgere una questione legale e diplomatica di non poco conto con l'ormai celebre caso Icesave che ha messo l'Islanda contro Olanda e Regno Unito e che è stato deciso, in ultima istanza, dalla corte dell'Efta dando ragione proprio al paese dei ghiacci.

La questione Icesave è, però, solo la proverbiale punta dell'iceberg del problema con l'Islanda che sembra essersi accorta, dopo l'originale risoluzione della bolla finanziaria, di poter fare a meno dell'Unione Europea.

Lo scorso 14 Gennaio, infatti, il governo islandese ha annunciato che le negoziazioni per entrare a far parte dell'Ue saranno rallentate e che per l'entrata ufficiale si dovrà aspettare a dopo le prossime elezioni politiche che si terranno ad Aprile.

In questo panorama, inoltre, si inserisce l'ufficiale adozione, da parte della commissione per gli affari esteri del parlamento islandese, di una mozione che sospenderebbe l'entrata dell'Islanda all'interno dell'Unione Europea e la sottoporrebbe a referendum popolare.

La proposta, promossa dal partito independentista e da quello progressista, è osteggiata dall'Alleanza democratico sociale e dai Verdi, la coalizione che attualmente guida il governo, ma le cose potrebbero cambiare con le prossime elezioni. Alcuni parlamentari dei Verdi, già in questi ultimi giorni, hanno dichiarato il proprio appoggio alla misura in questione.

Il cambiamento di visuale Reykjavík su Bruxelles è stato definitivamente consacrato lo scorso 25 Gennaio quando al presidente Grimsson, polemizzando al World Economic Forum di Davos sulle politiche di pesca dell'Unione Europea (definite "un colossale fallimento"), è scappato: "l'Europa è il problema".

Fonti: BBC, Bloomberg

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