Unioni Civili e convivenze: la guida pratica alle regole definitive (in breve)

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Due attivisti di fronte ad un cuore raffigurato con i colori del movimento LGBT Reuters

Con la recente approvazione dei decreti attuativi la legge sulle Unioni Civili è entrata a pieno titolo nell’ordinamento italiano . Al suo interno però non sono contenute solo le norme che consentono alle coppie omosessuali di unirsi civilmente, ma sono previste anche delle regole volte a dare legittimità legislativa e patrimoniale alle convivenze di fatto, sebbene in misura attenuata rispetto alle Unioni Civili e al matrimonio.

A questo punto sembra opportuno riassumere i capisaldi della legge Cirinnà sulle Unioni Civili e la convivenza di fatto.

Unione Civile: come si costituisce

Due persone maggiorenni dello stesso sesso che vogliono costituire un’unione civile devono presentare richiesta congiunta all’ufficiale di Stato Civile. All’interno della domanda ognuno dei partner dovrà inserire una serie di informazioni: il nome e il cognome, la data e il luogo di nascita; la cittadinanza; il luogo di residenza; l’insussistenza delle cause impeditive alla costituzione dell’unione.

In base alla legge, sono considerate cause impeditive: la sussistenza di un vincolo matrimoniale o di un’altra unione civile, l’interdizione di una delle parti per infermità mentale, “la sussistenza tra le parti dei rapporti di cui all'articolo 87” (legami di parentela, ndr.); la condanna definitiva di uno dei due partner per omicidio consumato o tentato nei confronti di chi sia coniugato o unito civilmente con l'altra parte.

Una volta verificata l’assenza delle cause impeditive, l’ufficiale dello stato civile redige immediatamente “processo verbale della richiesta e lo sottoscrive unitamente alle parti”. A questo punto si potrà celebrare l’unione nel corso della quale la coppia, alla presenza di due testimoni, dovrà dichiarare davanti all’ufficiale di Stato Civile di voler costituire un’Unione Civile. Ricevuta la dichiarazione, il funzionario pubblico redigerà un verbale, sottoscritto anche dai partner e dai testimoni, cui allegherà anche la richiesta. Una volta fatto, si provvederà alla registrazione degli atti. All’interno della dichiarazione i coniugi dovranno anche indicare la scelta relativa al regime patrimoniale (comunione o separazione dei beni).

Da sottolineare che, così come avviene per il matrimonio, l’Unione Civile potrà essere celebrata in pericolo di vita in nave o in aereo.

Unione Civile: se il coniuge è straniero

Nel caso in cui ad unirsi civilmente siano un/a italiano/a e una persona dello stesso sesso proveniente da un Paese straniero nel quale le unioni civili non siano riconosciute, per poter portare a termine l’iter, sarà necessario che il partner straniero produca un certificato di stato libero qualora egli non riuscisse ad entrare in possesso del nulla osta. In base a questa regola dunque , i cittadini residenti in Stati che continuano a non riconoscere legalmente le unioni omosessuali, o che addirittura le sanzionano penalmente e le discriminano, potranno comunque unirsi civilmente con il partner italiano.

In aggiunta, qualora il Paese di origine del coniuge non sia disposto a rilasciare nemmeno il certificato di stato libero, sarà sufficiente un’autocertificazione che sarà successivamente sottoposta a verifica da parte delle autorità italiane.

Unioni civili: i matrimoni contratti all’estero

Nel caso in cui ci si trovi in presenza di un matrimonio omosessuale contratto all’estero, quest’ultimo sarà registrato in Italia come un’unione civile. La norma ha valore retroattivo.

Unione Civile: il cognome

La legge sulle Unioni Civili stabilisce che “mediante dichiarazione all’ufficiale di stato civile le parti possono stabilire di assumere, per la durata dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi. La parte può anteporre o posporre al cognome comune il proprio cognome, se diverso, facendone dichiarazione all’ufficiale di stato civile”. Uno dei tre decreti attuativi approvati il 14 gennaio stabilisce inoltre che le schede anagrafiche dei coniugi uniti civilmente “devono essere intestate al cognome posseduto prima dell’unione civile“ superando i precedenti problemi relativi al possibile cambio di identità.

Unione Civile: gli obblighi

I coniugi uniti civilmente sono tenuti a rispettare “l'obbligo reciproco all'assistenza morale e materiale e alla coabitazione". Entrambi devono, “in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni della coppia”. L’indirizzo della vita familiare e la residenza comune devono essere concordati. Tra i vari obblighi non figurano quello di fedeltà né quello di collaborazione.

Unioni civili: il regime patrimoniale

Il regime ordinario previsto è la comunione dei beni, ma i coniugi potranno scegliere anche la separazione dei beni nell’ambito della dichiarazione presentata all’Ufficiale di stato civile, indicando al suo interno il regime patrimoniale per cui hanno deciso di optare.

Unioni Civili: fisco e previdenza

Coppie sposate e unite civilmente potranno godere dello stesso trattamento fiscale e previdenziale. A livello esemplificativo: detrazioni fiscali per familiari a carico e prima casa, assegno di mantenimento in seguito a divorzio, pensione di reversibilità e TFR in caso di morte di uno dei due coniugi. Nel dettaglio, per quanto riguarda la successione  al partner superstite va la "legittima", cioè il 50%, mentre la parte restante va agli eventuali figli.

Unioni Civili:  lo scioglimento

Le norme sullo scioglimento prevedono che i coniugi uniti civilmente non debbano rispettare il periodo di separazione previsto per le coppie unite in matrimonio, ma possono aver accesso direttamente al divorzio. In questo frangente, anche nel caso in cui la volontà dei due coniugi sia disgiunta (vale a dire che solo uno dei due voglia divorziare) è sufficiente ricorrere all’ufficiale di Stato Civile e non al Giudice, firmando una comunicazione ufficiale nella quale si dichiara la volontà di sciogliere l’unione. Sarà necessario però effettuare una comunicazione alla parte non presente, tramite raccomandata.

Trascorsi tre mesi dalla presentazione comincerà la procedura di divorzio che potrà essere richiesto tramite via giudiziale, attraverso la negoziazione assistita o mediante un accordo sottoscritto dalle parti davanti all’ufficiale di Stato Civile.

Unioni Civili: adozioni

Stralciate le stepchild adoption, la legge non prevede che i coniugi uniti civilmente possano adottare un bambino o di ricorrere alla procreazione assistita (che non è l’utero in affitto).  A differenza di quanto accade per il matrimonio inoltre, i bambini nati durante l’unione civile saranno figli del solo genitore biologico. La Legge però contiene una frase, “Resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti” , che consente alle coppie unite civilmente di rivolgersi ad un giudice che, sfruttando il vuoto legislativo esistente, potrà concedere comunque la stepchild adoption. Nonostante l’orientamento dei Tribunali italiani oggi sembri essere esattamente questo, non c’è alcuna garanzia di ottenere il risultato sperato.

Convivenza di fatto: come si fa

La convivenza di fatto viene posta in essere da una coppia formata da “due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un'unione civile”.

Le coppie che invece vogliono regolamentare davanti alla legge la convivenza devono presentare apposita richiesta di iscrizione all’anagrafe. Uno dei due partner deve inoltre trasmettere il modello di dichiarazione di residenza (sottoscritto anche dall’altro/a), specificando che si tratta di una convivenza per vincoli.

Convivenza di fatto: patrimonio, previdenza e fisco

Per regolamentare i loro rapporti patrimoniali, devono firmare un contratto di convivenza predisposto da un avvocato o da un notaio all’interno del quale indicare le proprie decisioni sulla materia (comunione o separazione dei beni). In ogni caso non sono previsti diritti di successione e  legame previdenziale.

In base a quanto stabilito dalla legge però,  il convivente che presta  la propria opera (non lavoro subordinato né legame di società) all’interno dell’impresa del partner ha diritto di partecipazione agli utili. Se la convivenza si rompe, "il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall'altro convivente gli alimenti qualora versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento". Gli alimenti sono assegnati in proporzione alla durata della convivenza.

Convivenza di fatto: i diritti

Ai conviventi sono garantiti gli stessi diritti dei coniugi sposati e uniti civilmente nell'assistenza del partner in carcere e in ospedale ed è prevista di designare il partner come proprio rappresentante (scegliendo anche se conferirgli poteri pieni o limitati) in caso di una malattia che comporti incapacità di intendere e volere e in caso di morte (per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e il funerale).  

Convivenza di fatto: la casa

In caso di decesso di uno dei due partner, il superstite ha il diritto di subentrare nel contratto di locazione. Se il convivente deceduto è il proprietario dell’immobile, il convivente può continuare a risiedere nella stessa casa dai due ai cinque anni, in base alla durata della convivenza. La convivenza dà diritto all’accesso alle graduatorie valide per le case popolari.

Convivenza di fatto: i figli

La legge non prevede per una coppia convivente la possibilità di adottare un bambino , a meno che la convivenza duri da tre anni e vi sia l'impegno al matrimonio. I conviventi hanno però diritto alla stepchild adoption.

Convivenza di fatto: lo scioglimento

In  caso di rottura la ex coppia non dovrà affrontare alcuna procedura, a meno che il giudice non stabilisca che uno dei due debba ricevere gli alimenti trovandosi in stato di bisogno. Chi però ha sottoscritto il contratto di convivenza per disciplinare la propria situazione patrimoniale dovrà presentare un atto scritto per richiederne il recesso, sia esso unilaterale o di comune accordo.