Unioni civili, governo ignavo sul ddl Cirinnà: quando la politica è più importante dei diritti

di 23.06.2015 18:22 CEST
Renzi
Matteo Renzi REUTERS/Darrin Zammit Lupi

Ai vescovi l’ho detto, mettetevi l’animo in pace. Sulle unioni civili dobbiamo procedere con lo stesso impegno messo sulla legge elettorale". Così il premier Matteo Renzi, nell'ottobre del 2014. Da allora di mesi ne sono passati 8, ma se l'Italicum ha potuto giovare in fase di approvazione della corsia preferenziale della fiducia, così non è stato (e molto probabilmente non sarà) per il ddl che porta il nome della sua relatrice Dem, Monica Cirinnà.

Andiamo con ordine. Dopo una pausa di quasi tre mesi, il testo torna martedì all'attenzione del Senato, dove è fermo in Commissione Giustizia. Per i promotori delle unioni civili tra le aule del Parlamento, c'è da essere ottimisti: il percorso del ddl è stato alleggerito di migliaia di emendamenti e in Aula i numeri sorridono all'approvazione. Secondo Ivan Scalfarotto, la legge sarà infatti licenziata entro e non oltre il prossimo ottobre.

Ma non è oro tutto quel che luccica. Se è vero infatti che sul tema dell'unioni civili vi è un'ampia condivisione tra Palazzo Montecitorio e Palazzo Madama - a favore parte del PD, M5s, pezzi di Forza Italia, Scelta Civica e, a titolo personale, anche alcuni esponenti di NCD e Lega Nord -, allo stesso modo il governo sembra volerci andare con i piedi di piombo. Un primo segnale in tal senso è arrivato nelle ultime ore dal ministro per le Riforme Costituzionali Maria Elena Boschi, che guardando alla piazza San Giovanni gremita di sentinelle in piedi e affini apre parzialmente alle ragioni del dissenso al ddl ("Quella piazza va ascoltata, ha chiesto più attenzione per la famiglia e ci sarà ascolto") pur non dimenticando che "ci sono anche tante coppie omosessuali che meritano di essere ascoltate".

Dando ragione ad entrambi, tuttavia, non si prende una posizione netta. Ed è proprio questa la strategia che sembra aver adottato in merito al ddl Cirinnà l'esecutivo. Non tanto perché possano far paura i numeri della partecipazione al Family Day (comunque non un milione di persone, come sostenuto dagli organizzatori), quanto piuttosto a causa dei mal di pancia che le unioni civili hanno scatenato, scatenano e scateneranno, tra le fila della maggioranza.

In tal senso, non è da escludere che l'ignavia del governo rappresenti una mano tesa verso il Nuovo Centro Destra. Anche se il partito dell'ex delfino Alfano risulta essere poco compatto sul ddl Cirrinà (De Girolamo si è detta favorevole al riconoscimento dei diritti di coppia anche per le unioni omosessuali), per Palazzo Chigi - in difficoltà dopo il risultato delle ultime elezioni regionali e comunali, lo scandalo di Mafia Capitale, il caso De Luca e l'opposizione alla Buona Scuola - è attualmente fondamentale tenere a bada la compagine fuoriuscita da Forza Italia. E quindi non mettersi troppo di traverso rispetto alle barricate di Lupi, Quagliariello, Giovanardi e così via, copione che sembra prendere spunto dai tira e molla dell'iter di approvazione della riforma della prescrizione.

Insomma, se è probabilmente da escludere un ritorno di Renzi verso posizioni ben più conservatrici sulle unioni civili ("Non ritengo la questione delle coppie di fatto una priorità", sosteneva nel 2005 l'allora presidente della provincia fiorentina), è ipotizzabile che il governo faccia di tutto perché la strada del ddl Cirinnà prosegua con i piedi ben piantati sul freno. Nessuna corsia di accellerazione o ipotesi di chiusura in breve tempo, quindi, per le tantissime coppie (etero ed omosessuali) che aspettano da tempo una regolarizzazione a norma di legge delle unioni civili.