Ve lo ricordate Joseph Kony? Probabilmente no, ed è male

Joseph Kony
Il signore della guerra Joseph Kony, leader del Lord's Resistance Army (LRA) parla con i giornalisti in una zona remota del Sud Sudan. 12 novembre 2006. REUTERS/Stuart Price

Chi si ricorda di Joseph Kony?

Questa settimana l'Uganda ha cominciato il ritiro del contingente di 1.500 uomini di stanza da anni in Repubblica Centrafricana per la ricerca e la lotta contro il signore della guerra Joseph Kony, a capo del gruppo di guerriglieri ugandesi del Lord's Resistance Army (LRA).

Con il ritiro delle truppe Kampala decreta la parola “fine” nella sua lotta contro la ribellione dell'LRA: “La nostra missione” ha affermato a RFI il brigadiere Richard Karemire, portavoce dell'esercito ugandese, “non è mai stata quella di avere la testa di Joseph Kony o di catturarlo bensì quella di neutralizzarlo, assicurandoci che non abbia più capacità né mezzi per fare la guerra contro l'Uganda. […] Oggi Kony non è più in grado di reclutare i bambini, non è più in grado di armarsi come un tempo”. A fine marzo invece erano stati gli Stati Uniti, che hanno partecipato alla caccia a Kony dal 2011, a dichiarare concluse le operazioni contro l'LRA: in sei anni il governo americano ha speso “tra i 600 e gli 800 milioni di dollari” per dare la caccia al signore della guerra e ai suoi seguaci.

Era stato Barack Obama, nel 2010, a dare il via alle operazioni contro l'Esercito di Resistenza del Signore: all'epoca circa un centinaio di forze speciali USA erano state inviate in Repubblica Centrafricana e nel marzo 2012 la mobilitazione contro Joseph Kony, macchiatosi di crimini di guerra ed orrori incredibili, aveva raggiunto un piano internazionale: la ong Invisible Children, fondata proprio per diffondere consapevolezza sui crimini commessi dall'LRA, in particolare sull'arruolamento dei bambini soldato, aveva lanciato la campagna Kony2012 diffondendo un video, che oggi ha oltre 100 milioni di visualizzazioni solo su YouTube, e raggiungendo fette di pubblico ampissime. Nel giro di un anno alcune polemiche sulle spese della ong (il 25 per cento delle entrate fu speso per produzione video e spese di viaggio a fronte di un 30 per cento investito in attività in Africa) fecero crollare le entrate e nel 2014 fu annunciata la fine delle attività per il 2015: “Non abbiamo saputo raccontare la nostra storia” commentò Ben Keesey, a capo della ONG.

Nel marzo 2012 in molti avevano avuto la sensazione che, proprio grazie alla campagna di Invisible Children, i governi, l'ONU e la società civile si fossero veramente accorti della gravità dei crimini di Kony e che la fine di quegli orrori fosse veramente imminente. Ci sbagliavamo. A distanza di ben cinque anni i due principali attori sul campo, schieratisi in difesa dei più deboli, Stati Uniti e Uganda dichiarano concluse le operazioni senza aver raggiunto il bersaglio grosso: tanto di Joseph Kony e dell'LRA non si ricorda nessuno. “Anche se Kony non è mai stato catturato l'LRA si è notevolmente indebolito, anzi si è ridotto ad un gruppo ribelle insignificante. In questi anni abbiamo neutralizzato centinaia, forse migliaia di miliziani” ha affermato il capo delle forze armate USA in Africa Tom Waldhauser. Una motivazione, questa sì, che è insignificante.

Secondo gli americani l'esercito di Kony si è ridotto da 3.000 a circa 100 uomini e non rappresenta più una minaccia: in 30 anni di attività l'LRA ha ucciso 100.000 persone, ne ha ferite oltre due milioni e rapito, tra il 1987 e il 2006, oltre 20.000 bambini usandoli come soldati, schiavi sessuali, servitù. “Un gruppo ribelle insignificante” che tuttavia è sempre riuscito a nascondere il proprio leader, anche decimato, anche senza potere e senza uomini: Joseph Kony ha vinto, su tutta la linea. Dal 2005 il Tribunale Penale Internazionale aspetta che Kony venga consegnato alla giustizia: sulla testa del signore della guerra pende un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra e contro l'umanità ma nessuno è mai stato in grado di catturarlo. Le sue truppe, quel centinaio di uomini rimasti, sono disseminate in un territorio grande quasi quanto l'Italia a cavallo tra Repubblica Centrafricana, Sud Sudan, Sudan e Repubblica Democratica del Congo, ed oggi gli garantiscono una protezione minuziosa: secondo quanto riferisce il New York Times, che cita fonti mediche locali, a marzo 2017 Kony ha attraversato la riserva naturale di Chinko, in Repubblica Centrafricana, accompagnato e protetto da 30 soldati e con 40 donne e bambine a fargli da scudo umano. Messo al centro di una fitta rete di protezione, Kony è scampato all'ennesima azione degli ugandesi contro di lui – l'esercito di Kampala è riuscito a soffiargli solo la vasca da bagno, che per anni il signore della guerra si è portato appresso – nonostante la sua posizione fosse ben nota, come mai lo era da anni.

Eppure Kony è protetto e guida “un gruppo ribelle insignificante”. Ma forse non è l'unica rete di protezione della quale si è dotato: il governo del Sudan, guidato da un altro criminale internazionale che si chiama Omar al-Bashir (anch'egli inseguito da un mandato di cattura internazionale in una delle pantomime più ridicole nella breve storia della Corte Penale Internazionale) non ha mai partecipato alla lotta contro l'LRA ed anzi ne ha ospitato le milizie almeno a partire dal 1994. Solo a gennaio 2017 il Sudan aveva annunciato di voler collaborare, ottenendo in cambio la sollevazione di alcune sanzioni economiche da parte dell'amministrazione di Barack Obama, sanzioni che potrebbero essere revocate completamente da Trump nel prossimo mese di luglio. E nel frattempo il Sudan ha ricevuto anche diversi milioni di euro da parte dell'Unione Europea e dell'Italia, per contribuire così al pattugliamento del deserto e al blocco dei flussi migratori che attraversano il Paese.

Kony e Bashir restano più che amici ma il vero problema è la nostra memoria storica, sia politica che sociale, che manca completamente: secondo un memo interno delle Nazioni Unite pubblicato dal quotidiano New York Times il ritiro di ugandesi e americani dalla lotta contro l'LRA è “una battuta d'arresto significativa” che potrebbe creare un vuoto di sicurezza che l'ONU “non sarà in grado di riempire”. Ma c'è di peggio: la decisione di ritirare le truppe operata dal presidente americano Trump e dal suo omologo ugandese Museveni potrebbe essere persino controproducente e portare ad un nuovo rafforzamento dell'LRA, che potrebbe lanciare – lo ha già fatto in passato – attacchi contro i civili per usare la paura come deterrente ed evitare nuove defezioni.

Ciò che manca è la memoria. Chi si ricorda di Joseph Kony? Eppure la campagna di Invisible Children aveva come obiettivo proprio la conoscenza, rendere nota al mondo la figura del signore della guerra africano, alimentare le coscienze e la mobilitazione, sensibilizzare. C'è riuscita per pochi mesi, il tempo di un video su YouTube e di qualche manifestazione per le piazze di mezzo occidente, ma poi? Poi siamo tornati alle nostre attività e alle nostre “preoccupazioni” mentre la violenza, la morte e la distruzione continuavano, mentre sulla testa di Kony continuava a pendere un mandato di cattura internazionale che oggi vale meno di zero per chi lo ha promosso. Figurarsi quanto vale per Kony.