Veneto banca e Popolare di Vicenza: bond, sofferenze, aumento di capitale, intervento pubblico. Nozze venete in salita

borsa piazza affari
Le sede di Borsa Italiana, Palazzo Mezzanotte a Pazza Affari, Milano. REUTERS/Stefano Rellandini

Si fa presto a dire matrimonio: le tappe di avvicinamento alla fusione di Veneto banca e della Popolare di Vicenza sono disseminate di intoppi. Per prima cosa le due banche venete prima di convolare a nozze devono ripulirsi dai crediti deteriorati e rafforzare il capitale. Il tutto chiedendo l’intervento pubblico dello Stato perché da solo il fondo Atlante - il Cavaliere bianco che le ha sostenute fin qui - non può farcela.

L’operazione è propedeutica al matrimonio che porterà alla nascita del grande polo bancario del nordest e dovrà essere realizzata in toto altrimenti assisteremo alla nascita di una banca già zoppa, con un piede nella fossa. Intanto è in corso il collocamento dei bond garantiti dallo Stato, come primo banco di prova per tastare il polso dei risparmiatori di fronte alla nuova vita delle banche venete. Il piano industriale deve ora superare la verifica della vigilanza BCE, della commissione europea attenta al tema della concorrenza e dei consigli di amministrazione delle due banche.

Collocamento bond garantiti dallo Stato

Nei primi giorni di febbraio Veneto banca e la Popolare di Vicenza hanno emesso e sottoscritto interamente bond per, rispettivamente, 3,5 e 3 miliardi di euro. Si è appena concluso il collocamente della Popolare di Vicenza, ed è atteso a breve l’avvio dell’operazione di Veneto banca.

Il collocamento dei bond è possibile grazie alla garanzia fornita dallo Stato nei primi giorni dell’anno e dal via libera della commissione europea. Si tratta del primo intervento pubblico a sostegno delle banche venete a cui, molto probabilmente, farà seguito anche la ricapitalizzazione precauzionale necessaria per portare a termine l’aumento di capitale.

Torniamo al collocamento: si è chiuso il 19 febbraio scorso il collocamento del bond triennale della Popolare di Vicenza destinato solo ad investitori istituzionali e gestito da Banca Imi e Morgan Stanley. Il bond – con rating BBB+ come quello dello Stato italiano - ha scadenza 3 febbraio 2020 e la cedola annua fissata è dello 0,5%.

Ora la palla passa a Veneto banca che farà la stessa operazione nei prossimi giorni. In questo caso di tratta di bond per un importo complessivo di 3,5 miliardi: il primo a scadenza 2 febbraio 2019, cedola 0,4%, nominale per 1,75 miliardi; il secondo a scadenza 2 febbraio 2020, cedola 0,5%, per altri 1,75 miliardi.

Banche venete e la pulizia dalle sofferenze

Il primo passo è la cessione dei crediti deteriorati e delle sofferenze, un’operazione di pulizia che metta in sicurezza i bilanci delle due banche venete prossime alla fusione. Secondo i dati di bilancio fermi al giugno 2016 (gli altri non sono ancora disponibili) i crediti deteriorati di Veneto banca e Popolare di Vicenza insieme ammontano a 17 miliardi, circa il 35% degli impieghi che valgono poco meno di 45 miliardi. Un fardello molto pesante e che certamente sale se si considera la fine del 2016 e i primi mesi del 2017. Il nuovo piano industriale e di fusione per ottenere il via libera della vigilanza BCE dovrà essere credibile e calibrato anche sul 2017, anno in cui dovrebbero avvenire le nozze.

Per questo il primo nodo da sciogliere è quello dei crediti: le due banche devono svalutare i crediti malati per riportarli a livelli più fisiologici e aumentare il livello delle coperture. Un’operazione che secondo le stime del Sole 24 Ore potrebbe pesare sui bilanci delle banche per circa 3 miliardi, un buco che dovrà a sua volta essere colmato con un’altra operazione di aumento di capitale. In questo senso, la richiesta delle autorità sarà di almeno 5 miliardi di euro.

Aumento di capitale e intervento dello Stato

Il piano industriale per la fusione delle due banche venete è allo studio della autorità europee che toglieranno a breve il velo sul fabbisogno di capitale prima del matrimonio. Prendiamo per buona la stima di circa 5 miliardi di nuovi capitali. Chi ce li mette?

Ricordiamo che Veneto banca e la Popolare di Vicenza non sono certo nuove ad operazioni di aumento di capitale e i precedenti sono tutt’altro che incoraggianti. Nel 2016 la Popolare di Vicenza ha lanciato un aumento di capitale da 1,75 miliardi: l’operazione è andata deserta e il Fondo Atlante ha dovuto comprare il 93% delle azioni offerte facendo saltare la quotazione in Borsa per mancanza di flottante. Poco dopo anche Veneto banca ha fatto un aumento di capitale da 1 miliardo sottoscritto al 97% circa dal Fondo Atlante.

Atlante ha quindi speso oltre 2,7 miliardi per portare a termine gli aumenti di capitale di Veneto banca e Popolare di Vicenza trovandosi oggi nella scomoda posizione di primo e quasi unico azionista degli istituti.

La nuova operazione di 5 miliardi, quindi, vedrà necessariamente l’intervento dello Stato per una cifra intorno ai 3,5 miliardi. Ma ricordiamo che, come previsto dalla normativa europea, all’intervento dello Stato corrisponde il coinvolgimento di azionisti e obbligazionisti con il Burden sharing. E’ probabile che l’operazione comporti una conversione forzosa delle obbligazioni subordinate delle due banche per un totale di circa 1,2 miliardi, suddivisi in 1 miliardo in mano a investitori istituzionali e 200 milioni in mano a piccoli investitori.

Banche venete: rimborsi vecchi e nuovi

Gli obbligazionisti che subiranno la conversione forzata dei bond potranno chiedere, come previsto dal decreto Salvarisparmio, una forma di ristoro ammesso che l’investimento sia avvenuto prima del primo gennaio 2016, data in cui è entrata in vigore la normativa europea che prevede il bail-in in caso di crisi della banca. 

Intanto in attesa di capire se ci sarà o meno la conversione forzata dei bond, le banche venete sono ancora alle prese con i vecchi rimborsi. Al momento soltanto il 30% dei vecchi soci ha aderito all’offerta transattiva, che risarcisce parzialmente gli azionisti azzerati in cambio della rinuncia ad aprire in futuro contenziosi con la banca. Si tratta di un numero molto inferiore rispetto a quell’80% fissato come obiettivo per mettersi al riparo da numerose e soprattutto dispendiose cause da affrontare nei prossimi anni. Anche il costo di eventuali cause legali dovrà essere calcolato nel fabbisogno di capitale necessario alle due banche per fondersi serenamente.

Veneto banca e Popolare di Vicenza verso il matrimonio

Fatti tutti i dovuti passaggi - bond garantiti, cessione sofferenze, aumento di capitale con intervento pubblico e conversione forzata delle obbligazioni – Veneto banca e la Popolare di Vicenza saranno pronte per la fusione.

E’ chiaro che gli introppi da superare sono ancora numerosi, primo tra tutti il via libera delle autorità europee al piano di salvataggio e del consiglio di amministrazione al piano industriale e di fusione. Tema cruciale è anche il fabbisogno di capitale richiesto dalla BCE: più il conto è alto, più sarà elevata la quota di intervento dello Stato che, alla fine dei conti, potrebbe anche scalzare il Fondo Atlante come primo azionista delle banche venete. Infine, c’è ancora da vedere i due bilanci definitivi del 2016 per capire l’ammontare delle nuove perdite e l’accumulo di sofferenze.  

Insomma il matrimonio è l’unica via di uscita dalla crisi per le banche del nordest che soltanto ripulite e insieme potranno tornare ad essere un punto di riferimento per il territorio, ma è chiaro che le incognite non mancano e che i preparativi alle nozze saranno tutt’altro che una passeggiata.