Veneto banca e Popolare di Vicenza: un altro disastro bancario in arrivo. Verso risoluzione e bail-in?

Euro, BCE
Il simbolo dell'Euro di fronte alla sede della BCE a Francoforte REUTERS/KAI PFAFFENBACH

I fatti delle ultime settimane che riguardano le due banche del nordest, la Popolare di Vicenza e Veneto banca spingono a pensare non più al “se”, ma piuttosto al “quando” le autorità internazionali staccheranno la spina ai due istituti.

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Al netto di un vero e proprio miracolo, ad oggi, la situazione di Veneto Banca e della Popolare di Vicenza è drammatica e i due istituti si avviano verso la risoluzione e il bail in. Un vero e proprio disastro per azionisti e obbligazionisti delle banche, ormai nel bel mezzo di una tempesta di perdite da mesi. E tra questi sarà coinvolto anche il Fondo Atlante, il fondo privato, primo (e quasi unico) azionista dei due istituti per i quali ha buttato oltre 3 miliardi nel salvataggio del 2016 trovandosi a circa un anno di distanza sulla soglia della risoluzione. Saranno felici tutti coloro che hanno investito nel Fondo, quello che avrebbe dovuto salvare il comparto bancario con la promessa di un rendimento al 6% e che invece si ritroveranno un investimento azzerato. E in mezzo a quei miliardi di buttati ci sono anche le risorse versate dalla Cassa depositi e prestiti, ovvero soldi del risparmio postale degli italiani che finiranno nel calderone delle perdite.

Insomma, le responsabilità sono tali e tante da non saper da dove cominciare a puntare il dito: l’unica certezza è che in un anno sono stati buttati miliardi pubblici e privati per un salvataggio che si rivelerà inutile e dannoso se, molto probabile, la fine delle banche sarà la risoluzione. E a pagarne le spese saranno azionisti e obbligazionisti di Veneto banca e Popolare di Vicenza per i quali questa vicenda si chiuderà in un bagno di sangue.

Veneto banca e Popolare di Vicenza

Riassumiamo brevemente le puntate precedenti per capire come sia possibile che a meno di un anno da un salvataggio costato miliardi di euro siamo ancora qui a parlare di risoluzione e bail-in.

La scorsa primavera i due istituti bolliti del nordest hanno annunciato a soci e clienti un piano di rilancio: aumento di capitale, quotazione in Borsa e il ritorno a breve termine alla redditività. Le perplessità ai tempi erano già notevoli e infatti, i due aumenti di capitale sono stati un flop clamoroso: il Fondo Atlante è intervenuto sottoscrivendo quasi per interno l’ammontare di capitale richiesto.

Atlante si trova così ad essere l’azionista di riferimento di due banche bollite che continuano a macinare perdite per la fuga di capitali e per la necessità di aumentare le coperture sui crediti deteriorati che non accennano a calare.

L’unica soluzione, si dice, è la fusione tra le due banche e un nuovo piano di rilancio. Per farlo però è necessario un altro aumento di capitale perché l’iniezione di liquidità delle scorso anno è stata soltanto un piccola toppa usata per tappare una falla troppo grande.

A questo punto però, dopo aver già speso oltre 3 miliardi di euro per il loro salvataggio, il principale azionista delle due banche si tira indietro. Le dichiarazioni di Messina, AD di uno dei principali contribuenti del Fondo Atlante, ovvero Intesa Sanpaolo sono state molto chiare: Atlante potrà intervenire per l’acquisto delle sofferenze delle banche, ma non è disposto a spendere gli ultimi 1,7 miliardi per partecipare all’aumento di capitale.

Abbandonate anche dal loro stesso Salvatore, a Veneto banca e la Popolare di Vicenza non restava che invocare il salvataggio pubblico. Un paio di settimana fa i due consigli di amministrazione si sono riuniti per approvare i prospetti per i nuovi aumenti di capitale necessari per portare a termine la fusione e formalizzare la richiesta di intervento dal parte del Governo. L’ammontare chiesto dalla BCE si aggira intorno ai 5 miliardi da prendere da quel fondo da 20 miliardi creato dal Governo Gentiloni a dicembre per salvare in fretta furia MPS.

Il salvataggio pubblico avverrà tramite ricapitalizzazione precauzionale, un intervento fatto in deroga alle normativa su aiuti di Stato e bail-in, la stessa procedura attivata per MPS. Ma la banca senese è la terza banca del Paese, ha un peso diverso sul comparto bancario rispetto alle due venete e il suo fallimento provocherebbe una reazione a catena pericolosa per l’intero settore. Insomma, per quanto la situazione del Monte sia drammatica, la banca è “too big to fail”. Le due venete forse no.

LEGGI ANCHE: MPS: tutto tace da Bruxelles e Francoforte sul salvataggio. Fu vera emergenza?

Ricapitalizzazione precauzionale in bilico

Nei giorni scorsi la Popolare di Vicenza ha licenziato il bilancio al 31 dicembre 2016 con un rosso di 1,9 miliardi di euro che vanno ad aggiungersi all’1,4 miliardi di perdite del 2015. Inoltre l’offerta fatta i soci per chiudere i contenziosi – 9 euro ad azione in cambio delle rinunci alle cause presenti e future contro la banca – non ha raggiunto l’obiettivo fisato all’80%. La raccolta per la Popolare di Vicenza si è fermata al 68,7% mentre per Veneto banca (che aveva offerto il 15% dell’investimento) ha aderito il 73%. 

Nella nota con la cui la Popolare di Vicenza annuncia l’approvazione del bilancio, ci sono anche amare considerazioni sul fatto che il Fondo Atlante abbia deciso di tirarsi indietro, che la conversione volontaria di obbligazioni subordinate sarebbe un flop e quindi la consapevolezza che il salvataggio pubblico è l’unica via per la salvezza.

“In mancanza di una chiara espressione di volontà da parte dell’azionista di controllo di effettuare ulteriori interventi di sostegno patrimoniale”, si legge nella nota, “tale intervento viene considerato come la più realistica opzione di ricapitalizzazione in quanto operazioni di mercato sembrano difficilmente percorribili; al tempo stesso la realizzazione di un esercizio di Liability Management appare particolarmente complessa e di incerta esecuzione. Tuttavia occorre evidenziare che anche la ricapitalizzazione precauzionale da parte dello Stato è un processo articolato e complesso, che richiede la preventiva decisione della Direzione Generale della Concorrenza della Commissione Europea sulla compatibilità dell’intervento con la normativa in materia di aiuti di Stato i cui esiti sono allo stato incerti”.

Insomma anche le parole della Popolare di Vicenza lasciando poco spazio all’ottimismo. Sbarrate tutte le altre strade, l’unica chance sta nel salvataggio pubblico, anch’esso però in bilico per le regole europee.

Il via libera al salvataggio pubblico è appeso al filo delle decisioni internazionali: BCE e Commissione europea dovranno stabilire se le due banche sono ancora solvibili e se il loro salvataggio sia necessario per la loro importanza strategica sul territorio e sull'interno comparto.

Il numero uno dell'SSM (la vigilanza della BCE) Danièle Nouy, ha ricordato che “in casi particolari” si può anche prendere in considerazione “lo scioglimento delle banche, se non diventano sostenibili” prevendendo un trattamento di favore per gli investitore che saranno azzerati, ma che sono stati “truffati” dalla banca. Che fosse un modo per anticipare il finale del film? Probabile.

Le autorità europee infatti, sembrano molto tiepide all’idea di dare il via libera alla ricapitalizzazione precauzionale da parte dello Stato italiano. E anche JP Morgan - la potente banca d’affari che ha fatto allontare Fabrizio Viola da MPS per “favorire” l’aumento di capitale che poi si è rivelato un flop – sostiene che sia soltanto questione di tempo: le autorità staccheranno la spina alle venete.

Se salta la ricapitalizzazione precauzionale?

Se salta la ricapitalizzazione precauzionale sarà un disastro per azioni e obbligazionisti di Veneto banca e Popolare di Vicenza. Alla risoluzione seguirebbe a ruota il bail-in ovvero l’azzeramento di miliardi di investimenti dei soci.

Secondo un rapporto di JP Morgan Veneto banca aveva sul mercato circa 750 milioni di bond subordinati e la Popolare di Vicenza 547 milioni di Tier2 per un totale di 1,2 miliardi di obbligazioni che vanno verso la conversione forzata in azioni. Non solo in caso di bail-in le perdite coinvolgeranno anche i bond senior detenuti soprattutto da piccoli risparmiatori e famiglie: Popolare Vicenza può contare su un ammontare pari a 7 miliardi circa di senior, Montebelluna su 6,2 miliardi per un totale di oltre 13 miliardi.

Insomma in caso di risoluzione e bail-in sarebbe un vero disastro per i clienti delle due banche del nordest, ma non facciamoci ingannare, la responsabilità non è certo delle autorità europee che, nel caso, avrebbero soltanto chiesto l’applicazione di norme discusse, votate e approvate dal Parlamento italiano. Come sempre, le responsabilità maggiori sono da cercare in Italia e non fuori, nella politica intenta a rimandare i problemi anziché risolverli, nelle autorità italiane, Bankitalia e Consob, sorde e cieche di fronte ai sintomi del disastro e alle segnalazioni dei soci.