Venezia campione. Anima, progetto e squadra vera: così la Reyer festeggia il suo terzo scudetto

di 21.06.2017 18:31 CEST
Venezia-Trento Gara 2
Le squadre di Venezia e Trento al momento dell'Inno nazionale IB Times

Filloy che taglia la retina del canestro, la coppa alzata al PalaTrento, il Taliercio incandescente che accoglie il ritorno dei Campioni d'Italia a notte fonda. È questa l'ultima cartolina lasciata dal basket italiano per il 2016-2017. La Reyer Venezia conquista lo scudetto per la terza volta nella sua storia, dopo 74 anni di sofferente attesa. All'Aquila Trento vanno comunque gli applausi: squadra enorme quella di Buscaglia, fermatasi a un passo dal trionfo al termine di un'incredibile cavalcata. Ma la scena è tutta per i vincitori, perché i ragazzi di coach De Raffaele hanno meritato come non mai questo tricolore.

Annata d'oro. E granata.

Il percorso della Reyer è stato netto e convincente: le Final Four di Champions League e il secondo posto in regular season erano già un brillante biglietto da visita per i playoff. Lì la squadra si è ulteriormente compattata, abbinando ai meccanismi rodati dello zoccolo duro la presenza sotto canestro di Batista, quello che fino a quel momento era mancato a Venezia. I risultati si sono visti subito, con il 3-1 che ha eliminato la coriacea Pistoia ai quarti. Ma è nella vibrante semifinale contro Avellino che la Reyer ha dimostrato di poter andare in fondo. Le coralità orogranata hanno sopraffatto le individualità biancoverdi: poter contare su un roster profondo e poliedrico è stata una mossa azzeccatissima dalla società e sfruttata alla perfezione da Walter De Raffaele in panchina.

Venezia ha centrato così la sua prima finale playoff della sua storia nell'anno del flop di Milano: la congiuntura è favorevole, anche se la rivelazione Trento si rivelerà un osso durissimo. La consacrazione della Serenissima arriva comunque, ancora con due gare di scarto, ancora più bella perché sudata fino in fondo. L'intesa tra i play di quest'anno è totale (Haynes e Filloy non si pestano mai i piedi, a differenza della coppia Green-Goss della scorsa stagione), si tende a sparacchiare un po' troppo dall'arco, ma la squadra legge benissimo i momenti delle partite nonostante sia messa in difficoltà dal gioco muscolare e dinamico dei trentini. Il crocevia della serie è stata la tripla di Bramos che ha rovesciato le sorti di Gara 5. Così ha vinto la squadra più forte: Trento avrà anche giocato la sua finale in otto uomini, ma non ci si può dimenticare che capitan Ress e compagni hanno avuto sulle gambe oltre venti partite stagionali in più. Onore ai vinti, gloria ai campioni.

L'apice di un grande progetto.

Il trionfo della Reyer non è stato casuale, ma parte da lontano nello spazio e nel tempo. Da quando il patron Brugnaro si è insediato ai vertici societari nel luglio 2006, la crescita della storica creatura orogranata è stata costante e regolare. La risalita verso la Serie A della squadra maschile è stata accompagnata dai successi nazionali di quella femminile e delle giovanili. Venezia ha riconquistato la massima serie nel 2011 (erano i tempi di coach Mazzon, del trio USA Young-Clark-Slay e delle partite casalinghe al PalaVerde) e si è subito consacrata come realtà in rapida espansione, assaggiando più volte i playoff fino alla semifinale raggiunta nelle ultime due stagioni.

Oggi finalmente si è andati fino in fondo. Sotto l'inesauribile spinta della Curva Nord e di tutto il Taliercio, i ragazzi di quest'anno sono diventati eroi ieri e diventeranno leggende domani. A pensare che Haynes e Peric hanno superato Haywood e Dalipagic vengono i brividi. Ma il ruggito del leone alato è reale, orogranata e tricolore.