Venezuela, esercito in campo per controllare cibo e saccheggi

Anti Maduro
Proteste e scontri alla manifestazione anti-Maduro di Caracas. Venezuela, 1 settembre 2016. REUTERS/Carlos Garcia Rawlins

Giovedì 1 settembre centinaia di migliaia di persone hanno manifestato a Caracas, capitale del Venezuela, per chiedere un referendum revocatorio sul presidente Nicolas Maduro: il corteo era stato convocato dai leader dell'opposizione per fare pressione sulla Commissione Elettorale affinché istituisca le diverse procedure che dovranno portare alla consultazione.

Alcuni scontri e tensioni con la polizia, schierata in forze, hanno in parte rovinato la giornata pacifica e di festa che la folla stava celebrando. E così la “Toma de Caracas”, come è stata chiamata l'iniziativa, si è macchiata con sangue e arresti: erano almeno due anni che l'opposizione non organizzava una manifestazione tanto di successo. Contemporaneamente un secondo corteo, altrettanto corposo ma convocato dal Partido Socialista Unido del Venezuela, PSUV, il partito chavista che sostiene Maduro, ha sfilato a Caracas in contrasto con l'opposizione. Presente anche lo stesso Maduro, il quale ha tuonato contro il tentativo di “colpo di Stato” dell'opposizione, sostenendo che il corteo da loro organizzato fosse un fallimento: “La nazione ha trionfato. Ci volevano intimidire, ma il popolo è qui. Abbiamo sconfitto un tentato golpe che avrebbe portato violenza e morte a Caracas e nel resto del Venezuela”.

Il giorno prima della manifestazione il primo vice-presidente del PSUV Diosdado Cabello, in un'intervista a Televen, ha respinto ogni accusa dell'opposizione di voler ostacolare il referendum sostenendo che “il governo non teme il referendum” ma anche che il comportamento dei chavisti è in linea con la costituzione venezuelana. Cabello ha nuovamente aperto al “dialogo” con l'opposizione pur affermando, parlando a nome del partito, di non essere intenzionato a fare alcuno sconto sulle scelte per uscire dalla crisi economica.

Nel frattempo, secondo quanto riferisce l'AFP, il governo ha nominato 18 comandanti militari che avranno il compito, con i loro battaglioni, di sorvegliare la produzione e la distribuzione di cibo: il ministro della Difesa Padrino Lopez ha spiegato che la scelta è stata operata per migliorare il servizio e aumentare la produzione nel secondo semestre per fare fronte alla richiesta crescente. La crisi alimentare del Paese infatti perdura senza sosta: la carenza di riso e zucchero, della carta igienica, dei pannolini e dei generi di prima necessità ha portato all'apertura della frontiera con la Colombia durante l'estate e le code chilometriche ai supermercati e alle distribuzioni pubbliche di generi alimentari - operate anch'esse dall'esercito - vengono risolte anche con il mercato nero.

Oggi i militari hanno praticamente il controllo assoluto delle derrate alimentari in tutto il Paese: fabbriche, aziende, distributori e i porti di tutto il Paese sono infatti sotto il controllo dell'esercito. Secondo Maduro infatti il settore privato, che controllava il 93 per cento della distribuzione, è tra i principali responsabili del “complotto” contro le istituzioni venezuelane che ha portato, con il crollo dei prezzi del petrolio, alla crisi economica. A loro volta gli imprenditori sostengono che è la bassa produzione il problema, oltre che il controllo dei prezzi e la carenza di denaro per l'acquisto di prodotti d'importazione.

La narrazione che il governo di Caracas fa della crisi economica, seppur incredibile, sembra però fare ancora breccia nei cuori di molti venezuelani e questo non provoca altro che una ulteriore frattura, più sociale, all'interno del Paese: secondo Maduro, con la manifestazione del 1 settembre l'opposizione ha tentato e fallito un “colpo di Stato” durante un “complotto internazionale” a danno del Venezuela, guidato dagli Stati Uniti e dai poteri forti del mondo che hanno fatto crollare il prezzo del petrolio e chiuso ogni canale con l'economia venezuelana.

Incredibile, sì, ma forse non così tanto. Di travi negli occhi dei chavisti, sin qui, nemmeno l'ombra: i saccheggi e i rapimenti lampo, i dati sulla malnutrizione e la carenza di medicinali sembrano non esistere nell'immagine che Maduro, moderno Nerone sudamericano, vuole dare del Venezuela agli stessi venezuelani.