Venezuela: per fronteggiare la svalutazione del Bolivar Maduro annuncia l'arrivo del dollaro

Venezuela Bolivar
Buste di plastica piene di Bolivar venezuelani sul tavolo di un cambiavalute a Puerto Santander, Colombia. 3 giugno 2016. REUTERS/Carlos Garcia Rawlins

“Morto un Castro se ne fa un'altro” scherza un amico originario del Venezuela, dove il 28 novembre 2016 il Presidente Nicolas Maduro ha chiuso la Fiera Internazionale del Turismo del Venezuela (Fitven) firmando l'accordo di scambio numero 36, “una misura eccezionale” che permetterà di acquistare in dollari alcuni servizi internazionali pubblici e privati nel settore del turismo. In questo modo Maduro intende iniettare dollari liquidi nelle magrissime casse pubbliche del Venezuela: “Si tratta di un accordo di scambio adattato alle circostanze della guerra economica attuale, servirà a incrementare le entrate di valuta estera” ha dichiarato il Presidente venezuelano annunciando il provvedimento.

Da lunedì 5 dicembre il pagamento delle merci nei negozi duty-free potranno essere effettuati solo in dollari e tutti i commercianti dovranno pagare le loro merci in dollari, pagando il corrispettivo allo Stato: circa il 40 per cento.

Secondo molti però questa misura serve in realtà a tamponare l'inflazione, che alla fine di quest'anno raggiungerà il 720 per cento del Pil: l'economia petrolifera ha portato con sé tutto ciò che poteva, Bolivar compresi. Da mesi i venezuelani si recano a fare la spesa sempre più carichi di banconote, lo avevamo scritto anche noi di IBTimes Italia diverso tempo fa: sempre di più i venezuelani sono costretti ad andare a comprare quei pochi generi di prima necessità che ancora sono reperibili con buste di plastica ripiene di banconote, infilate alla meglio negli zaini o sotto le magliette.

Nel Paese più pericoloso del mondo, reso tale dalla fame e dalla crisi economica, circolare con così tanto denaro è un elemento di preoccupazione in più per la popolazione. Un pacchetto di sigarette è passato dai 250 bolivar di un anno e mezzo fa ai 2.000 di oggi (circa un dollaro), pagato con banconote che arrivano ad un valore di massimo 100 Bolivar. Il 1 gennaio del 2008 infatti il Venezuela ha cominciato a far circolare il Bolivar fuerte, una rivalutazione del Bolivar al cambio di 1 a 1000 al fine di facilitare le transazioni e la contabilità. La doppia circolazione è durata fino alla fine del 2009: “Una economia fuerte, un bolìvar fuerte, un pais fuerte” era lo slogan del Banco Central de Venezuela nella sua campagna informativa.

Oggi il Venezuela sembra seguire le tragiche orme già tracciate in Africa dallo Zimbabwe e, checchè ne dica Maduro, l'introduzione del dollaro è un cambiamento storico nell'economia del Paese. La narrazione dei chavisti della crisi economica è lieve e orgogliosa, Maduro va ripetendo che negli ultimi 20 mesi il Venezuela ha rispettato tutte le scadenze internazionali pagando un totale di 60 miliardi di dollari, ma il debito resta sempre lì, le importazioni sono sempre fatte con il contagocce e la crisi continua a mordere più che mai. Inoltre, secondo una relazione presentata il 28 novembre da Torino Capital, dal 2008 ad oggi la Cina ha prestato al Venezuela 50,3 miliardi di dollari grazie a diversi accordi di cooperazione: il Paese ha restituito al colosso asiatico 41,5 miliardi e sono in essere diversi accordi nel settore petrolifero, che serviranno ai venezuelani per finanziare la costruzione di raffinerie.

Il governo del Venezuela però, secondo Torino Capital, vive un conflitto continuo con Citibank, conflitto che potrebbe portare a “impasse future” secondo El Universal: secondo il governo Citibank paga “intenzionalmente” in ritardo le cedole sui titoli di Stato. Il conflitto tra il governo e la banca si trascina da tempo: i primi di luglio Citibank ha annunciato la chiusura dei conti bancari di enti venezuelani come la compagnia petrolifera PDVSA o il governo. Pochi giorni dopo ha annunciato il ritiro del proprio agente che si occupa di pagare le rendite obbligazionarie e ancora oggi si è in attesa che un tribunale di Caracas ne nomini uno nuovo. E il rischio per i mancati pagamenti delle obbligazioni è un pericolo, nuovo, che preoccupa Caracas.

Per risollevare l'economia, oltre all'apertura al dollaro, Maduro ha annunciato che nel 2017 il Venezuela comincerà la sua avventura nel “nuovo modello produttivo socialista”: il Ministro dello Sviluppo minerario Roberto Mirabal ha annunciato trionfante la prima produzione di oro dalle miniere di El Callao, nello Stato di Bolivar, un'iniziativa che la Banca Centrale ha lodato perchè dal punto di vista macroeconomico “rafforza ne nostre riserve”. Una corsa all'oro tardiva, seppur apparentemente necessaria.

Quella valutaria sembra l'ennesima tempesta sul socialismo bolivariano del Venezuela: il Bolivar vale talmente poco che alcuni sportelli automatici vanno riempiti ogni tre ore e spesso si formano code infinite ai bancomat per prelevare mucchi di banconote con un un valore commerciale ridicolo. Code ai bancomat, code ai negozi, code alle casse, code alle distribuzioni alimentari pubbliche, code per tutto, per ogni cosa, anche per farsi rapinare ci si mette in coda in Venezuela. Secondo Henkel Garcia, direttore del think tank venezuelano Econometrica, citato dal Washington Post, i venezuelani ovviano a questi disagi pagando sempre più spesso con la carta di credito ma l'ammodernamento delle piccole imprese, come l'attività di un negoziante, costa soldi per acquistare e configurare gli apparecchi elettronici per i pagamenti con le carte. Soldi che ovviamente non ci sono.