Venezuela, la Corte Suprema consolida il potere di Maduro

Maduro felice
Il Presidente Nicolas Maduro fa un cenno d'intesa alla folla durante un comizio sui trasporti pubblici. Caracas, Venezuela, 31 maggio 2016. REUTERS/Carlos Garcia Rawlins

La Corte Suprema del Venezuela, con una sentenza che di fatto ha tolto il potere di autogestione del budget all'Assemblea Nazionale, continua a fare il gioco del Presidente Nicolas Maduro, che con questa decisione dell'Alta Corte potrà approvare il bilancio nazionale 2017, la legge finanziaria venezuelana.

L'approvazione avverrà venerdì 14 ottobre - la Costituzione prevede che avvenga entro il 15 ottobre di ogni anno – e garantirà a Maduro la possibilità di continuare ad amministrare a pieni poteri lo stato d'emergenza in vigore nel Paese. La decisione della Corte Suprema potrà sembrare banale ma rappresenta una stampella importante per il regime di Caracas: la Corte ha approvato il bilancio che Maduro presenterà direttamente alla Corte Costituzionale, bypassando completamente l'Assemblea Nazionale (il Parlamento), che da dopo le ultime elezioni di circa un anno fa è controllato di fatto dall'opposizione ai chavisti.

La decisione della Corte Suprema ha indignato l'opposizione parlamentare, salita immediatamente sulle barricate e non disdegnando toni anche forti contro i giudici: “È una decisione che si basa sul disprezzo di un gruppo maggioritario di parlamentari dell'Assemblea Nazionale”, scrive la stessa Corte in un comunicato stampa, parlando anche della necessità di un bilanciamento e separazione di poteri che non ha alcuna attinenza con la decisione presa: perché mai la Corte Costituzionale dovrebbe approvare un bilancio (una legge dello Stato), cosa che invece spetta al potere legislativo?

Jesus Torrealba, portavoce dell'opposizione a Maduro, ha tuonato contro il governo e contro la decisione della Corte dicendo che tale decisione è “un altro buon motivo per rovesciare questo governo. La Costituzione prevede che il bilancio venga discusso in Parlamento perché è lì che siedono i rappresentanti del popolo. […] La Corte Suprema non ha la capacità giuridica e tecnica, né la legittimità, per farlo”.

Intanto, il governo venezuelano ha inaugurato l'ennesima statua di Hugo Chavez a Caracas, lo scorso 7 ottobre: un bronzo trionfale alto sei metri col pugno alzato pagato anche grazie ad una donazione proveniente dal Cremlino di Mosca. All'inaugurazione il Partido Socialista Unido de Venezuela di Maduro ha chiamato a raccolta militanti e simpatizzanti, ma a parte la piccola folla presente i venezuelani hanno preferito continuare a cercare cibo nelle lunghe code alle distribuzioni pubbliche. Lo scrittore venezuelano Alberto Barrera Tyszka, ospite al Festival di Internazionale a Ferrara di quest'anno, in un passaggio del suo intervento ha cercato di porsi in una posizione equidistante nella sua analisi sulla situazione politica ed economica del Venezuela: “Il presidente Nicolás Maduro sta cercando di gestire la crisi ereditata da Hugo Chávez, ma senza dare la colpa al suo predecessore” ha detto Barrera raccontando di un Paese che ha perso fiducia nella rivoluzione bolivariana.

I sondaggi recenti citati dal Guardian illustrano una crisi ideologica totale nel Paese: l'80 per cento dei venezuelani voterebbe contro Nicolas Maduro al referendum revocatorio del mandato per il quale l'opposizione ha raccolto milioni di firme, e per il quale si è atteso mesi che la Consiglio Nazionale Elettorale indicasse una data valida. A fine settembre la decisione del CNE ha fissato la data ma troppo tardi per innescare una nuova elezione in caso di sconfitta per Maduro: il Partido Socialista potrebbe così continuare a governare per almeno altri due anni.

Una situazione che sembra a tutto vantaggio dei chavisti e di Maduro, che nei giorni scorsi si è detto “soddisfatto” dell'accordo raggiunto in seno all'OPEC per la riduzione della produzione petrolifera, che dovrebbe risollevare il prezzo del barile ad un minimo di 50 dollari: cosa che rappresenterebbe una vera manna per il governo venezuelano. Ma è la popolazione del Venezuela a non farcela più: le manifestazioni sono oramai quotidiane, così come gli omicidi a margine di reati bagatellari da pochi Bolivar, e questo provoca un malcontento importante in un Paese privo di guida, di economia e di speranza, che guarda alla vicina Colombia con un tono quasi di invidia.