Venezuela nel caos: Maduro rischia il linciaggio a San Félix

Manifestazione Venezuela
Alcuni manifestanti portano via a braccia un ferito durante una manifestazione di protesta anti-Maduro. Caracas, Venezuela, 10 aprile 2017. REUTERS/Christian Veron

Il caos generatosi in Venezuela dopo la decisione della Corte Suprema di allocare a sé i poteri legislativi parlamentari, esautorando così il Parlamento e accentrando tutto il potere nelle stanze dei bottoni chaviste e, sostanzialmente, nelle mani di Nicolas Maduro rischia di far sprofondare il Paese nel baratro più oscuro.

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La sollevazione del Parlamento da parte della Corte ha creato un moto di sdegno tale, sia internamente che sul piano internazionale, che i giudici sono stati costretti a tornare indietro e rimettere le cose a posto. Ma oramai la frittata è fatta e la necessità principale di oggi, per il governo di Maduro, è quella di nascondere la polvere sotto al tappeto e soffocare le proteste il più possibile: si è tentata addirittura la strada del proibizionismo, vietare cioè ogni manifestazione di protesta contro Maduro, contro il Partido Socialista e contro l'establishment.

Non ha funzionato nemmeno questo: le manifestazioni che si organizzano di solito quando Maduro viaggia nel Paese, un modo come un altro per scaldare i cuori della popolazione (ha sempre funzionato, sopratutto con Hugo Chavez) ma che oggi non funziona più, si sono trasformate da eventi di propaganda a eventi di critica al governo, ovviamente con l'inevitabile repressione. Tutte le armi che i chavisti al potere stanno cercando di utilizzare si ritorcono oramai contro di loro. Dopo le prime manifestazioni di Caracas ben 134 persone sono state arrestate, e molti sono ancora detenuti, altri hanno denunciato violenze e torture da parte della Polizia e addirittura c'è chi accusa i chavisti di aver messo in piedi una vera e propria “organizzazione paramilitare” per sostenere Maduro.

La crisi economica ha oramai completamente messo in ginocchio il Paese, dove la violenza e i furti sono continui: le manifestazioni di protesta spontanee sono oramai quotidiane in tutte le principali città del Paese, i veneuelani hanno oramai rinunciato anche a saccheggiare i negozi ed i supermercati perché tanto non c'è rimasto più nulla da prendere. Per giorni la capitale Caracas è stata senz'acqua, assetata senza ragioni plausibili, e sempre a Caracas la violenza con la quale il governo seda le manifestazioni è argomento da Tribunale Internazionale: sui social network spopolano video che mostrano lanci di lacrimogeni dagli elicotteri della polizia sui manifestanti, i morti sono decine e altrettanti i desaparecidos, arrestati e rinchiusi chissà dove e chissà come.

L'idillio tra il Venezuela e il Partido Socialista-Nicolas Maduro-chavisti è terminato nel peggiore dei modi possibili: “Le manifestazioni e gli scontri sono quotidiani, va sempre peggio” ci rivela una fonte che ci ha contattato da San Felix, nella regione di Bolivar a sud-ovest di Caracas, dove ieri sera un lancio di oggetti contro il corteo presidenziale ha costretto le autorità alla fuga, la tv pubblica all'interruzione della diretta e Maduro alla ritirata con infamia. “Quando hanno iniziato a lanciargli di tutto hanno staccato il collegamento, che era a reti unificate come al solito” ci spiega la fonte: “Tutti hanno visto tutto, i social network sono pieni di immagini di questo tipo. A Caracas stanno utilizzando metodi di repressione illegale, completamente fuori legge”.

La mediazione internazionale continua ma le speranze sono poche e la credibilità del governo venezuelano vicina allo zero: l'opposizione al governo ha avviato un lavoro fianco a fianco con diverse organizzazioni e realtà della società civile per “ripristinare l'ordine costituzionale” per la costruzione di un nuovo Paese basato sul rispetto dei valori democratici e dello stato di diritto. Tuttavia il filo sul quale si cammina è sottilissimo e molto fragile. I sostenitori di Maduro non sono infatti solo in Venezuela, anche se sono sempre di meno: quelli più pericolosi sono nei consessi internazionali, nei Parlamenti europei, nei movimenti e nei partiti che ancora sostengono “la rivoluzione chavista” e Nicolas Maduro. Complici morali senza alcuna continenza, o forse fin troppa continenza, di ciò che sta accadendo realmente in Venezuela.

Ci sono i fascisti belgi come Luc Michel e i neo-comunisti di Rifondazione, tra cui il segretario Paolo Ferrero, che esprimono solidarietà a Maduro. Ci sono eurodeputati come Eleonora Forenza, che per esprimere solidarietà ai chavisti ha raccolto alcuni eurodeputati spagnoli, francesi e portoghesi. Deliri, follie di chi si fa complice morale di violenze e repressione, nel più classico degli anelli che si chiudono, laddove il neo-fascismo si unisce con un neo-comunismo fuori dal tempo, dallo spazio e dalla ragione. Le fotografie, le testimonianze, i video, la realtà del Venezuela di oggi sconfessano questi complici morali del dittatore Nicolas Maduro. Forse qualcuno, prima o poi, in Europa se lo ricorderà.