Vertice OPEC, si attende un taglio della produzione: petrolio verso i 60 dollari al barile

di 22.11.2016 9:00 CET

A pochi giorni dal vertice OPEC di Vienna, in programma per il 30 novembre, il ministro del petrolio dell’Iran, uno stato membro che è sempre stato riluttante all’idea di voler sostenere la recente politica del cartello, ha annunciato la volontà di assecondare una riduzione della produzione.

“È molto probabile che i ministri del petrolio e dell’energia dei paesi dell’OPEC raggiungeranno un accordo nel prossimo meeting del 30 novembre”, ha detto sabato il ministro del petrolio iraniano Bijan Zangeneh a seguito di un incontro con il segretario generale dell’OPEC a Teheran, secondo quanto riportato dal sito di notizie specializzato nell’industria petrolifera, Shana. Il ministro ha aggiunto che “anche i paesi occidentali si attendono un aumento dei prezzi rispetto ai livelli attuali”, e che il cartello porrà un prezzo obiettivo compreso tra i 55 e i 60 dollari al barile, in rialzo rispetto ai 48 di questi giorni.

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Le dichiarazioni di Zangeneh vanno in contrasto con quanto sostenuto la scorsa estate, quando impedì al cartello di raggiungere un accordo al vertice di Vienna del 2 giugno, rifiutandosi di sostenere la proposta dell’Arabia Saudita di congelare i livelli di produzione, in modo da far risalire i prezzi della materia prima.

Il gruppo composto da 14 paesi, molti dei quali hanno subito un grave contraccolpo economico causato dei ribassi della materia prima da cui sono fortemente dipendenti, ha annunciato verso la fine di settembre il piano per ridurre, al vertice del 30 novembre, la produzione tra i 32,5 e i 33 milioni di barili al giorno. Attualmente la produzione OPEC si attesta intorno ai 33,26 milioni di barili al giorno.

Dall’estate del 2014 i prezzi del petrolio si sono più che dimezzati, con un crollo che ha portato i prezzi da massimi di 110 dollari al barile a circa 47 dollari al barile (dopo aver toccato minimi intorno ai 30 dollari al barile). Il calo è stato particolarmente sentito per paesi come Iraq e Arabia Saudita, con i ricavi petroliferi che pesano sulle economie rispettivamente per 41 per cento e 39 per cento del PIL.

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Tuttavia, anche se il cartello potrebbe aver trovato l’intesa per far respirare un poco i prezzi, gli effetti sulla produzione dovrebbero essere abbastanza limitati.

A ottobre, nel corso del vertice 2016, il Consiglio Mondiale sull’Energia ha rilasciato un rapporto in cui mostra che la domanda energetica dovrebbe raggiungere un picco entro il 2030.

“È chiaro che stiamo attraversando un periodo di grandi cambiamenti, che creerà le basi per un mondo totalmente nuovo per l’industria energetica”, ha detto Ged Davi, Capo Esecutivo di Scenarios, secondo il rapporto. “Storicamente gli esperti hanno sempre parlato di picco del petrolio,  ma il trend distruttivo in atto sta portando gli esperti a tenere conto delle implicazioni del picco della domanda”.

Le elezioni presidenziali degli Stati Uniti che hanno portato alla vittoria di Donald Trump, potrebbero in qualche modo annullare l’effetto del taglio di produzione voluto dall’OPEC. Sul sito della sua campagna, il presidente eletto ha promesso di “rilasciare i 50 trilioni di dollari delle riserve statunitensi di scisto, gas naturale e petrolio” e “eliminare le barriere per la produzione responsabile di energia, in modo da creare almeno mezzo milione di posti di lavoro ogni anno, ridurre i costi energetici e aumentare i salari per 30 miliardi di dollari”.