Vita aliena sui pianeti di TRAPPIST-1? Abbiamo cattive notizie

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Rappresentazione artistica della superficie di TRAPPIST-1f NASA/JPL-Caltech

Le possibilità che sui pianeti che orbitano attorno a TRAPPIST-1, la cui scoperta è stata recentemente annunciata con grande enfasi dalla NASA, si possa effettivamente trovare qualche forma di vita extraterrestre tendono ad assottigliarsi. Gli ultimi indizi in tal senso sono arrivati da un nuovo studio proveniente dall'Ungheria, in base al quale questi corpi celesti potrebbero essere privi di un elemento fondamentale: un'atmosfera.

Già in passato vi avevamo spiegato come fosse necessario non riporre troppe speranze nella presenza di accertare la presenza di forme di vita aliena sui sette pianeti di TRAPPIST-1, ma le nuove informazioni che man mano acquisiamo su questo sistema stellare sembrano sempre più rimarcare la notevole differenza che passa fra le definizioni "potenzialmente abitabile" e "abitato".

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Per chi non ricordasse di cosa stiamo parlando, a febbraio di quest'anno la NASA ha annunciato l'individuazione di sette pianeti in orbita intorno a TRAPPIST-1, una stella nana rossa ultrafredda situata a 39,5 anni luce di distanza dal Sistema Solare nella costellazione dell'Acquario. L'importanza di questa scoperta dipende dal fatto che questi sette corpi celesti si trovino tutti all'interno della cosiddetta "zona abitabile" della loro stella: c'è quindi la possibilità (particolarmente alta per tre di loro) che sulla loro superficie si trovi acqua allo stato liquido.

Quanto sopra deve però essere considerato a livello puramente ipotetico, specie alla luce di un nuovo studio condotto dagli scienziati del Konkoly Obszervatórium di Budapest, che hanno esaminato gli schemi della luminosità prodotta da TRAPPIST-1 attraverso i dati fotometrici grezzi acquisiti dal telescopio spaziale Kepler della NASA.

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comparazione pianeti trappist Una comparazione tra le caratteristiche dei 7 pianeti in orbita intorno alla stella TRAPPIST-1 e quelle dei 4 pianeti del Sistema Solare interno  NASA/JPL-Caltech

In questo modo è stato verificato come in un periodo di 80 giorni TRAPPIST-1 abbia prodotto ben 42 flare, eruzioni di plasma dalla superficie di una stella nel corso delle quali viene sprigionata un'energia pari a quella di diverse bombe atomiche. In questo caso è stato anche osservato come 5 di questi eventi siano stati caratterizzati da picchi multipli, ossia si sono verificati rilasci multipli di energia in una volta.

Nel corso di questo periodo di osservazione, i ricercatori hanno persino rilevato come il più potente fra questi flare avesse la stessa potenza di quella che sulla Terra chiamiamo "la tempesta solare del 1859", più nota come il "Carrington Event", dal nome dell'astronomo britannico Richard Carrington. In quell'occasione (1-2 settembre 1859), il flare fu addirittura osservabile ad occhio nudo e produsse incredibili aurore visibili fino a latitudini tropicali, come ad esempio a Cuba o alle Hawaii.

La tempesta geomagnetica conseguente riuscì persino a mandare fuori uso i telegrafi in tutto il mondo. Immaginate cosa potrebbe accadere ora se un evento del genere si verificasse nuovamente, colpendo un mondo incredibilmente più interconnesso di quanto non fosse a metà del XIX secolo: i nostri sistemi di comunicazione ed addirittura gran parte delle reti elettriche sarebbero messe in enorme crisi. Ma se dalle nostre parti un flare di questo tipo creerebbe disagi enormi, sui pianeti intorno a TRAPPIST-1 le conseguenze sarebbero ben peggiori.

Secondo un altro studio pubblicato nei mesi scorsi, potrebbero essere necessari fino a 30.000 anni perché l'atmosfera di un pianeta possa stabilizzarsi (sempre che ne esistano le condizioni, ovviamente). TRAPPIST-1 invece pare avere l'abitudine di "sparare" plasma ogni 28 ore, un lasso di tempo nel quale l'eventuale atmosfera dei sette pianeti non avrebbe alcuna possibilità di "sopravvivere", figuratevi delle eventuali forme di vita. Il finto poster turistico diffuso dalla NASA nei giorni seguenti all'annuncio della scoperta ha quindi ottime probabilità di essere solamente una fantasia.

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poster trappist-1 Un poster per il "turismo spaziale"uso dalla NASA in contemporanea all'annuncio della scoperta di sette pianeti nella zona abitabile di TRAPPIST-1  NASA/JPL-Caltech

"I forti e frequenti flare di TRAPPIST-1 sono probabilmente uno svantaggio per la presenza della vita sugli esopianeti orbitanti, in quanto le loro atmosfere vengono costantemente alterate e non possono ritornare ad uno stato stabile", concludono i ricercatori. Come se non bastasse, i pianeti orbitano intorno a TRAPPIST-1 ad una distanza decisamente inferiore rispetto a quella che separa la Terra dal Sole: portati nel nostro Sistema Solare, questi corpi celesti si troverebbero tutti entro l'orbita di Mercurio.

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Questo significa che, per poter reggere questo costante bombardamento della loro stella ad un livello sufficiente da permettere la presenza di una qualche forma di vita, ognuno di essi dovrebbe essere dotato di una magnetosfera (l'area nello spazio intorno ad un oggetto nella quale le particelle cariche sono sotto l'influenza del campo magnetico dell'oggetto stesso) di molte volte più "solida" rispetto a quella terrestre, il che è considerato altamente improbabile.

Ad ogni modo, l'eventuale presenza di una qualche forma di vita sui pianeti che orbitano intorno a TRAPPIST-1 non è l'unico motivo di interesse nella scoperta di questo sistema: in realtà, l'individuazione dei "sette fratelli" è rilevante in quanto dimostra quanto possa essere facile l'esistenza di corpi celesti di dimensioni simili alla Terra e potenzialmente abitabili. Statisticamente, se sistemi di questo tipo sono estremamente frequenti nell'universo, è facile dire che su almeno qualcuno di questi possa essersi formata la vita.

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