Voucher lavoro, si cambia: privati, imprese, agricoltura, tetto massimo e tracciabilità, ecco tutte le novità

di 03.03.2017 17:02 CET
Inps
Immagine di repertorio reuters

Voucher lavoro, si cambia. Il Governo ha preso atto della deriva nell’utilizzo dei voucher lavoro da 10 euro e cerca di metterci una toppa facendo (più di) un passo indietro. Resta il tetto dei 7mila euro, ma l’utilizzo dei voucher sarà limitato ai privati che li attivano per mansioni svolte in modo occasionale da badanti, baby sitter o giardinieri. L’utilizzo resta valido anche nell’agricoltura e forse in piccole imprese familiari.

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La proposta di testo unificato per la modifica della normativa relativa ai voucher lavoro sarà presentata in commissione Lavoro alla Camera il prossimo 8 marzo, ma prima è fissata una riunione tra la commissione, i tecnici di palazzo Chigi e del ministero del lavoro, per definire gli ultimi dettagli.

Il Governo, in alternativa al disegno di legge in preparazione, non esclude il ricorso ad un decreto legge per accelerare i tempi.

Cosa cambia per i voucher lavoro

A breve (a seconda della tipologia dello strumento normativo scelto) cambieranno le norme sui voucher lavoro. Messo all’angolo dal referendum della CGIL, il Governo ha deciso di provare a metterci una pezza e scampare il voto.

I dettagli arriveranno soltanto quando il testo di riforma sarà depositato in Commissione lavoro, ma le indiscrezioni bastano per farsi un’idea sulla strada che il Governo intende imboccare sul lavoro accessorio.

In pratica si torna qualche passo (e qualche legge) indietro, alla formulazione originale della normativa sui voucher. I buoni lavoro saranno utilizzabili quasi esclusivamente dai privati, ovvero dalle famiglie che chiamano una baby sitter o un giardiniere per un lavoro occasionale. Torna infatti in campo, il concetto di “occasionalità” della prestazione pagata con i voucher, cancellato nel 2013. 

Capitolo imprese. Le versioni attualmente sono due: divieto assoluto di utilizzo da parte delle imprese (cancellato nel 2012) oppure divieto generale, ma possibilità di utilizzo da parte delle piccole aziende senza dipendenti, come le imprese familiari del commercio, il ristoro o l’artigianato.

Per quanto riguarda l’agricoltura restano delle deroghe. I voucher potranno essere utilizzati per la vendemmia e più in generale per le raccolte stagionali. Il tetto massimo di reddito derivante da voucher resta 7mila euro, anche se c’è anche l’ipotesi di scendere a 5mila (come in origine).

Voucher: una riforma indispensabile

Tito Boeri, presidente dell’INPS li ha definiti la “nuova frontiera della precarietà”. Negli ultimi anni i voucher lavoro sono andati a sostituire vecchie forme contrattuali come per esempio i contratti di collaborazione o di apprendistato perdendo totalmente la loro principale caratteristica di essere uno strumento da utilizzare “occasionalmente”. Migliaia di giovani hanno lavorato intere stagioni con i voucher, mettendosi in tasca 7,5 euro all’ora, senza diritti né garanzie.

Non solo, i voucher sono stati spesso utilizzati come scudo per nascondere il lavoro nero. Se il datore di lavoro riceveva un controllo da parte dell’INPS bastava che andasse ad attivare un voucher lavoro per mettersi ad riparo dalle sanzioni.

In questo senso, le ultime modifiche del Governo Renzi hanno tentato di arginare il fenomeno con però, scarsi risultati. A ottobre 2016 è stata introdotta la tracciabilità dei voucher, sono state aumentate le multe per coloro che truffano l’INPS e lo Stato (ora vanno da 400 a 2.400 euro per ogni violazione). Benché siano un piccolo passo avanti, tali novità non sono state in grado di arginare comportamenti scorretti e il diffondersi di forme sempre più precarie di lavoro, soprattutto per i giovani.

Per questo motivo la CGIL ha lanciato un referendum per la cancellazione tout court della normativa sui voucher. Sulla nuove proposta di modificare i voucher, la segretaria Susanna Camusso ha lasciato intendere che la CGIL farà un passo indietro sul referendum soltanto se il testo del Governo andrà incontro alle richieste del sindacato. 

Questa, la questione “dei vitalizi”, senza propaganda.