Vuoi trovare lavoro? Cancella quel tatuaggio. Il 30% degli amanti del tattoo è pentito

di 28.06.2012 10:35 CEST
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Tatuaggio di Elvis reuters.com

Il campione della Nazionale italiana Alino Diamanti mostra fiero quelli che ha sul corpo, ma se aumentano gli amanti del disegno inciso sulla pelle, aumenta anche l'esercito dei pentiti o di chi, soprattutto per motivi di lavoro, deve farselo cancellare. "Nel nostro Paese a prendere questa decisione, a volte sofferta, è più del 30% dei tatuati, soprattutto uomini. E di questi, il 40% lo fa per motivi lavorativi". A dichiararlo è il professor Ezio Maria Nicodemi, chirurgo estetico all'Istituto dermopatico dell'Immacolata (Idi) di Roma, che analizza il fenomeno.

"A decidere di rimuovere un disegno sulle pelle non sono solo le star stanche del solito tatuaggio, ma sempre più giovani alla ricerca di un lavoro in questi tempi di crisi. Soprattutto quelli che si apprestano a partecipare a dei concorsi - spiega Nicodemi - E la richiesta più frequente è quella di rimuovere il disegno nel minor tempo possibile".

"Oggi  - continua il professore - è possibile far 'sparire' un tatuaggio di medie dimensioni anche in sole due sedute, grazie a un 'doppio trattamento' in una stessa giornata a distanza di 30 minuti l'uno dall'altro".

E per togliere il tattoo ogni stagione è buona. "Non ci sono problemi, infatti - spiega Nicodemi - nemmeno nel periodo estivo, l'importante è proteggere la parte interessata utilizzando creme con fattori di protezione solare". E nel raccomandare a giovani e meno giovani di rivolgersi sempre a centri specializzati per farsi tatuare nomi o disegni sulla pelle, il professore si augura che in un futuro non troppo lontano "i tatuatori possano rilasciare ai propri clienti una scheda con le indicazioni circa i coloranti utilizzati e la profondità di inserimento nella pelle, per rendere meno difficoltoso il lavoro del medico che poi eventualmente dovrà toglierli".

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