Yemen, come la guerra civile cambia le abitudini sociali: spose bambine in aumento

Proiettili in Yemen
I piedi di un miliziano ribelle Houthi, foto scattata durante una protesta contro i bombardamenti sauditi sullo Yemen. Sana'a, Yemen, 25 agosto 2016. REUTERS/Mohamed al-Sayaghi
  • La guerra civile in Yemen ha invertito la tendenza sociale e sono aumentate nuovamente le spose bambine nel Paese;
  • Gli Stati Uniti appoggiano l'Arabia Saudita facendo fare rifornimento agli aerei della coalizione.

Tornare a parlare del conflitto dimenticato nello Yemen significa tornare a toccare quei nervi scoperti del rapporto tra occidente e Medio Oriente che si vuole lasciare quieti: lo scorso 8 febbraio il New York Times ha pubblicato la notizia circa lo stop del governo yemenita ai raid americani contro al-Qaeda, notizia commentata quello stesso pomeriggio dal ministro degli esteri Abdul-Malik al Mekhlafi il quale, citato dall'Associated Press, ha precisato di aver chiesto solo “un riesame” delle regole d'ingaggio per gli americani.

Il 28 gennaio 2017 un raid americano nel governatorato di Bayda, nel sud-est dello Yemen, pianificato dal novembre precedente dall'amministrazione Obama, che aveva infine rinunciato alla missione, per colpire un compound nel quale si rifugiavano alcuni importanti esponenti di al-Qaeda è finito tragicamente, con la morte di una bambina (tra l'altro per metà cittadina americana) e di un Seal di 36 anni, William Owens, ucciso a colpi di Mk22 (fuoco amico). Il primo soldato americano morto sotto il comandante in capo Donald Trump. Quella missione è stata un pasticcio sin dalla sua organizzazione, motivo per cui il predecessore di Trump aveva ordinato l'annullamento del piano d'attacco, ma il gabinetto di Trump ha fatto valutazioni diverse. Da qui, il dramma.

Nonostante questo però la presenza americana in Yemen non è assolutamente in discussione, checché ne dicano i giornali e i sedicenti esperti: gli aerei della coalizione a guida saudita infatti, che bombardano incessantemente i santuari e le roccaforti dei ribelli sciiti Houthi (a loro volta sostenuti dall'Iran nell'ennesima guerra per procura tra sciiti persiani e sunniti arabi), si rivolgono sempre più spesso alle navi cisterna della US Air Force per fare rifornimento. Secondo il capitano Kathleen Atanasoff, portavoce del comando centrale delle Air Force americane, dall'inizio del conflitto nell'marzo 2015 “le navi cisterna statunitensi hanno partecipato a 7.564 operazioni di rifornimento” con gli aerei arabi della coalizione, erogando “54 milioni di litri di carburante”. Secondo quanto spiegato dai funzionari del Comando Centrale americano gli Stati Uniti non partecipano direttamente ai raid aerei perché “non abbiamo l'intelligence per organizzare i bombardamenti”.

Con più di 2 milioni di sfollati interni, 280.000 rifugiati all'estero e più di 10.000 morti in due anni la guerra civile in Yemen è uno dei conflitti più dimenticati della storia moderna. Secondo lo Yemen Data Project gli attacchi aerei tra il marzo 2015 e l'agosto 2016 sono stati più di 8.600 e gli obiettivi non militari colpiti più di 3.150 ma le informazioni che continuano a fare notizia riguardano gli obiettivi più strategici, come i due capi militari Houthi uccisi nel governatorato di Hajjah, a nord-est della capitale Sana'a, uccisioni avvenute il 21 febbraio. Dei civili però ci si dimentica molto spesso: con un po' di cinismo bisogna ricordare che oltre ai morti, che pure sono tanti e dimenticati, sono i vivi a subire le peggiori conseguenze della guerra civile.

Una guerra che cambia le abitudini sociali, inasprisce le tradizioni secolari e allontana sempre di più le parti in conflitto, e la popolazione da queste ultime: secondo Irin News ad esempio, anche se è impossibile fornire cifre effettive, il numero delle spose bambine sembra essere in aumento nello Yemen della guerra civile, una conseguenza della povertà estrema del paese meno ricco del Golfo Persico già prima che scoppiasse il conflitto. I genitori infatti sono sempre meno in grado di provvedere alle proprie famiglie e molti scelgono di dare in sposa le proprie figlie - ancora minorenni - da un lato per metterle al sicuro e dall'altro per incassare la dote tradizionale. Di fatto l'aumento dei matrimoni di spose bambine in Yemen è un'inversione di tendenza grave che cancella tutti i progressi fatti dalla società yemenita negli ultimi anni ma questo fenomeno non si osserva unicamente con gli yemeniti: secondo uno studio condotto dall'Università Saint Joseph di Beirut, Libano, il 23 per cento dei rifugiati siriani in Libano (il paese che ne ospita il numero maggiore) si sposano prima dei 18 anni.

L'UNHCR denuncia che dall'inizio del 2017 le ostilità nel Paese hanno registrato un'escalation di violenza senza precedenti: oltre ai morti e ai feriti c'è un dramma umanitario di proporzioni sempre più grandi. I prezzi dei generi di prima necessità aumentano costantemente (+33 per cento di media a gennaio) ma molti civili si trovano letteralmente intrappolati nelle aree urbane controllate dagli Houthi, sotto ai bombardamenti sauditi, come nel governatorato di Taizz. E sotto al fuoco incrociato trovare cibo e acqua è praticamente impossibile.

Lo Yemen, già prima della guerra civile, era il più povero di tutti gli stati del Medio Oriente: scuole, ospedali, fabbriche, strade, oggi di tutto quel poco che c'era è rimasto ancora meno di quanto si pensi, scheletri di cemento e acciaio che mostrano l'orrore del conflitto in tutta la sua tragicità. Nemmeno “la città di pan di zenzero”, il meraviglioso patrimonio UNESCO del centro storico di Sana'a, è stato risparmiato dai bombardamenti e dai mortai. Nel Paese, dove due fazioni si contendono violentemente il potere rappresentando semplicemente la prima linea della guerra per procura intra-religiosa all'Islam, è presente in forma massiccia anche al-Qaeda, che conduce continuamente attacchi terroristici contro gli uni e contro gli altri. L'Arabia Saudita ha come obiettivo primario la restaurazione del legittimo governo di Hadi, riconosciuto dalla comunità internazionale ma incapace di prendere il controllo di tutto il Paese e di avviare le riforme promesse.

Lo Yemen però potrebbe fa precipitare, a lungo andare, tutto il fragile equilibrio della penisola arabica e del Golfo Persico: la monarchia saudita supporta, di fatto, il presidente Hadi e il partito al-Islah, parte della galassia dei Fratelli Musulmani, i quali vengono additati come nemici dagli Emirati Arabi, dall'Egitto e dall'Iran. Teheran nel frattempo sostiene i ribelli Houthi, che sono sciiti e quindi in linea con la dottrina della teocrazia iraniana. La posizione geografica dello Yemen, da dove si può controllare lo stretto di Bab el Mandeb che unisce il Mar Rosso al Golfo di Aden, quindi il Mar Mediterraneo e l'Oceano Indiano, uno dei tratti di mare al mondo nei quali passano più petroliere, dirette a Suez, in Egitto.

La protezione di quelle navi è la chiave per comprendere l'interesse di Emirati Arabi, Arabia Saudita e Iran, ma anche per comprendere gli equilibri fragilissimi in quel quadrante del pianeta: se pensiamo che il caso dei due marò è iniziato proprio perché l'allora ministro della Difesa Ignazio La Russa decise di inviare militari italiani sulle navi mercantili e sulle petrolifere transitanti nel Golfo di Aden, e obiettivo degli assalti dei pirati somali, ci rendiamo conto di quanto grande sia l'interesse del mondo in quell'importante tratto di mare e di terra. Un'interesse puramente commerciale e, sempre meno, umanitario.